Gaffe del Pd alla Liberazione In corteo porta Coco Chanel «Un'antisemita e filo nazista»

L'abbaglio in un cartello e il partito si deve scusare Il caso-Majorino: «Toglietemi da quella foto di Renzi»

Alberto Giannoni

Un cartello rovina tutto. Il segretario del Pd Pietro Bussolati difende i suoi, ammette la gaffe e minimizza: si tratta - spiega - di «un errore che, però, non può pregiudicare il senso della manifestazione». Tuttavia è piuttosto imbarazzante, per il Pd, un cartello con su scritto il nome di Coco Chanel. E comunque spegne l'euforia per un 25 aprile che, in quanto a contestazioni e divisioni, per gli organizzatori stavolta era andato meno peggio del previsto.

È stato nel post-corteo che sono spuntati almeno un paio di casi in casa democratica. Il primo è il piccolo pasticcio comunicativo legato alla scelta di dedicare il 25 aprile all'Europa: tutti in blu, bandiere europee, striscione «Noi, patrioti europei» e una serie di cartelli. Ebbene, qualche giovane militante si è fatto prendere la mano e, forse in vena di goliardie, si è fatto ritrarre con cartelli scritti a mano, infarciti di slogan a metà strada fra il nonsense e l'(auto)ironico, forse. «Meno pensionati, più partigiani» o «sesso, droga, Emmanuel Macron», o ancora «più panzer meno Putin». Meno assurdi i cartelli stampati in giallo e blu. Ufficiali ma ironici, almeno nelle intenzioni degli scrittori. Fra questi, uno evidentemente e palesemente, frutto di una gaffe, recava il nome della celebre stilista francese, politicamente molto controversa, ritenuta anti semita e descritta come una spia nazista anche in una biografia pubblicata pochi anni fa. Chi voleva attaccare il Pd, ha avuto buon gioco. «Sfilare il 25 aprile con cartelli inneggianti a spie naziste non mi pare per nulla una sciocchezzuola - ha scritto Maso Notarianni, esponente dell'area pacifista - Farlo peraltro mentre si difende la Brigata Ebraica peggiora le cose». Su twitter uno scrittore, Alessandro Robecchi, ha chiamato in causa Lele Fiano, deputato ed ex presidente della Comunità ebraica, che ammette: «Avessero fatto vedere a me quel cartello glielo avrei strappato». È dovuto intervenire il segretario metropolitano Pietro Bussolati: «I cartelli - dice - sono stati preparati in modo giocoso da un gruppo di ragazzi che ha collaborato all'organizzazione di Noi, Patrioti Europei. Quello su Coco Chanel è stato sicuramente un errore che, però, non può pregiudicare il senso della manifestazione».

Non meno imbarazzante l'uscita dell'assessore Pierfrancesco Majorino, che - avendo accettato di posare per un selfie con il numero due di Matteo Renzi, Maurizio Martina - si è poi comprensibilmente lamentato per il fatto di essere finito in una foto-spot della «corrente renziana», a cui notoriamente non appartiene. «Amici renziani -ha scritto - Se è da ieri sera che la fate circolare e vi si dice che 'sta foto, con la sua grafichetta, non corrisponde al vero... la fate levare?». Ma molto hanno fatto discutere, tuttavia, anche i leader della nuova (vecchia) sinistra, Enrico Rossi, Pierluigi Bersani e Roberto Speranza, che si sono presentati insieme al corteo, e insieme si sono fatti fotografare, in un'immagine che già lascia presagire alleanze e fronti comuni, per poi lanciare ultimatum al Pd.