Galimberti (ex Amsa) assolto dopo dieci anni «Non prese tangenti»

I giudici dell'appello vanno anche oltre la prescrizione: «Non ha commesso il fatto»

Luca Fazzo

Per riabilitare Sergio Galimberti, ex presidente dell'Amsa, accusato di corruzione e turbativa d'asta e per questo condannato in primo grado a quattro anni di carcere, ieri i giudici della Corte d'appello non scelgono la strada più comoda, quella della prescrizione. A nove anni dai fatti, cioè della tangente che Galimberti avrebbe incassato per favorire un'impresa, gli eventuali reati sono ormai cancellati dal tempo: infatti anche la Procura generale aveva chiesto che la condanna venisse annullata per questo motivo e Galimberti venisse prosciolto. La seconda sezione della Corte d'appello, presieduta da Giuseppe Ondei, ieri si spinge più in là: accoglie in pieno la tesi della difesa, rappresentata dall'avvocato Emanuela Raggio e assolve Galimberti «per non aver commesso il fatto». La stecca vi fu, ma nulla prova che sia arrivata a lui.

Tutto ruota intorno all'appalto decennale per la raccolta dei rifiuti e per la pulizia delle strade a Monza, indetto dal Comune di Teodolinda nel 2009: una gara fasulla, vinta dalla società Sangalli con il semplice sistema di allontanare i concorrenti o di concordare con loro le percentuali di ribasso. Un sistema efficace con le aziendine del settore, ma difficilmente utilizzabile per tenere fuori dalla gara Amsa, il colosso pubblico milanese.

Nelle loro dichiarazioni alla Procura di Monza, Giancarlo e Giorgio Sangalli, titolari della società omonima, avevano sostenuto di avere versato un milione e mezzo per convincere Amsa a disinteressarsi dell'appalto monzese. Come intermediario della «stecca» avevano indicato Pasquale Salvatore, all'epoca (siamo negli anni della giunta guidata da Letizia Moratti) capogruppo dell'Udc a Palazzo Marino. Indagato e interrogato, Salvatore aveva tirato in ballo Galimberti. E in primo grado il tribunale aveva creduto alla sua parola, condannando il manager per entrambi i capi d'accusa.

In appello, la difesa di Galimberti era tornata a insistere sula mancanza di riscontri alle parole di Salvatore, e soprattutto a rimarcarne le incongruenze, dalla mancanza di poteri esecutivi tra le mansioni del presidente, alle dichiarazioni del dg di Amsa, Salvatore Cappello, che aveva escluso qualunque intervento di Galimberti nella faccenda dell'appalto di Monza. D'altronde è stato dimostrato che Amsa all'asta non avrebbe mai potuto partecipare, perché un veto invalicabile era stato posto da A2A, la multiutility pubblica che la controllava. Insieme alla assoluzione di Galimberti, ieri i giudici dispongono la restituzione delle somme che gli erano state sequestrate.

Commenti

fifaus

Gio, 11/10/2018 - 12:55

è sempre più urgente la riforma della Giustizia!