Galleria d'arte moderna regina sui social E tra i gusti dei visitatori

È boom di turisti per la mostra su un secolo di scultura milanese con 63 pezzi mai esposti

Francesca Amè

Se c'è uno spazio museale che ultimamente ha fatto breccia nei milanesi è la Gam. Entri lì, al civico 16 di via Palestro di fronte al Pac («ma prima o poi il cancello tra i due musei sarà sempre aperto, perché il pubblico deve poter passare dall'arte moderna a quella contemporanea», dice Paola Zatti, che guida la Galleria d'Arte Moderna) e ti ritrovi in un tempo sospeso. Ad alcuni ricorda certi scorci parigini, altri vi arrivano dopo una sosta nel vicino «giardino segreto». Nei giorni del Salone del Mobile è entrato nelle mappe dei turisti stranieri e 2.500 milanesi, nell'ultima «domenica a musei aperti» hanno scelto la Gam come meta. «Molto è stato fatto, molto ancora c'è da fare», spiega Paola Zatti, mentre assistiamo agli ultimi ritocchi della caffetteria: entrando nel cortile, sulla sinistra, accoglierà i visitatori del museo. «Ci ho messo anni per ottenerla ma ora ci siamo: dopo Pasqua sarà aperta secondo gli orari del museo», commenta.

In questo periodo, oltre alla permanente, impreziosita dalla riqualificazione delle sale e dal recente riallestimento, al secondo piano, ideato da quel genio che fu Ignazio Gardella negli anni '50, la Gam presenta una mostra gettonatissima. «Siamo il secondo museo milanese più instagrammato», dice Zatti. Sui social, in particolare su Instagram che si basa sulla condivisione di fotografie, la Gam è seguita e commentata da quasi 18mila follower. Girano in rete gli scatti di 100 anni. Scultura a Milano 1815-1915 (fino al 3 dicembre) che è una mostra davvero sui generis. Si stratta, come già fatto con Medardo Rosso e Alberto Giacometti, di un'esposizione di sole sculture, una novantina di pezzi che si trovavano nei depositi, 63 dei quali mai esposti e restaurati per l'occasione nell'ambito di un'ingente e doverosa campagna cui ha contribuito Ubs. I sotterranei della Gam erano stati già mostrati ai milanesi lo scorso anno con un progetto di visite guidate. Questa mostra riporta alla luce i pezzi più pregevoli e ha il pregio di concentrarsi sulla scultura lombarda tra Otto e Novecento. La prima delle sei sezioni dimostra il legame tra l'Accademia di Brera e la nostra città, che di continuo bandiva concorsi per commissionare opere pubbliche agli studenti: un angelo di Angelo Biella e la Maddalena in gesso di Pompeo Marchesi ci parlano del mito e della passione per il classicismo imperante all'epoca mentre la seconda sala è un omaggio al romanticismo della seconda metà dell'Ottocento. Il pezzo-simbolo? «Il bacio», ovvero Faust e Margherita scolpiti in marmo dal bravo Antonio Tantardini, una sorta di versione scultorea dell'affascinante quadro di Hayez. Sono gli anni in cui Milano, grazie anche a Expo, detta i canoni estetici del momento: grazia, raffinatezza, cura del dettaglio sono le caratteristiche della cosiddetta «Scuola di Milano» che annovera scultori come Vincenzo Vela e Francesco Barzaghi («La preghiera del mattino» merita da sola la visita della mostra). E poi c'è la scultura monumentale, quella che ha per soggetti personaggi storici importanti come Alessandro Manzoni, Garibaldi, Mazzini e oggi sembra forse troppo celebrativa. Le ultime due sezioni della mostra ci fanno incontrare una scultura dalla sensibilità più moderna: le forme si disciolgono, la grazia o l'enfasi patriottica lascia spazio all'inquietudine (e anche alle tensioni sociali) di Luigi Secchi e Adolfo Wildt. È cominciato il Novecento.