La Galleria rende 19 milioni

Quasi 20 milioni di euro (18,8 per l'esattezza) previsti per il 2013. Incassi raddoppiati in cinque anni, quando la cifra a bilancio - nel 2008 - era di 9,5 milioni. Dopo gli scandali «affittopoli» la Galleria rende e copre almeno in parte il buco nero degli affitti comunali su tutt'altro fronte, quello delle case popolari, dove la cifra inserita nel preventivo 2013 è di 52 milioni ma la stima della morosità viene fissata nel 40% del totale. Andrà bene se Palazzo Marino incasserà 25-28 milioni. Anche se l'assessore al Demanio Daniela Benelli ieri ha ammesso che una cifra così alta di evasione «non può essere fisiologica, a non pagare sono molte famiglie della fascia intermedia che con la crisi non reggono costi di affitto calibrati su vecchi redditi, è necessario ragionare con la Regione su una revisione dei canoni Aler». Sulla privatizzazione della Galleria spinge invece il centrodestra, dal Pdl Pietro Tatarella al centrista Manfredi Palmeri al capogruppo di Fdi Riccardo De Corato. Perchè se gli incassi sono in risalita, non significa - il ragionamento - che possano rendere molto di più con una gestione del patrimonio affidata a chi è specializzato nella creazione di «mole», i centri commerciali anche in palazzi monumentali che nel resto d'Europa mescolano boutique, tecnologia, ristoranti di qualità e accessibili, servizi. «É assurdo - sostiene Tatarella - che uffici comunali occupino ancora i piani alti, potrebbero essere valorizzati. Altri gestori saprebbero amministrare il patrimonio meglio del Comune». Frena l'assessore: «Io proseguo con il piano di valorizzazione, mettendo a bando i locali che via via si liberano con i nuovi prezzi di mercato. Se ci saranno altre proposte le valuterà il sindaco». Frena anche sull'idea di creare una sorta di «spesa condominiale» per coprire parte della manutenzione straordinaria, «il contributo potrà arrivare solo come sponsorizzazione volontaria, non possiamo obbligare le boutique. Ci lavoriamo». Ancora polemiche sul calo di sgomberi in flagranza: dai 282 nel 2010 a 95, un terzo.