Galleria, ricorsi continui. Contestato il Camparino

Per evitare lo sfratto "Gatto Rosso" e "Salotto" impugnano la deroga data dal Comune al bar

Dieci ricorsi in due. Per difendere i locali in Galleria questa volta i titolari della «Locanda del Gatto Rosso» e del «Salotto» hanno impugnato il 30 ottobre davanti al Tar la delibera con cui il Comune ad agosto ha rinnovato senza gara gli spazi al «Camparino». Un passo indietro. La battaglia dei due ristoranti contro Palazzo Marino è partita già nel 2016, ancora sotto l'ex giunta Pisapia che aveva prima garantito il rinnovo automatico del contratto del contratto in scadenza e poi si è bloccato davanti ad alcuni rilievi dell'Anac. Lì è scattato il primo ricorso a testa, i giudici in primo grado hanno dato ragione al Comune ma il Consiglio di Stato si esprimerà a metà dicembre. Il sindaco Sala ha tirato dritto con la gara, senza diritto di prelazione per gli inquilini che lo scorso aprile hanno partecipato e perso il bando. Si è aggiunto quindi il ricorso contro le linee di indirizzo della delibera che ha condotto alla gara, il ricorso contro presunte violazioni nell'esecuzione stessa della gara (la verifica delle fidejussioni ad esempio sarebbe stata sanata solo in un secondo momento) e contro l'aggiudicazione provvisoria alle società Molino 6-678 sas e Lupita's. Ora si aggiunge la contestazione (moltiplicata per due) alla deroga concessa al «Camparino». Il bar è aperto dal 1915, il Comune ha riconosciuto il valore di bottega storica e ha adeguato l'affitto a 524.500 euro l'anno, la convenzione tra amministrazione, la società Miani srl e Davide Campari Milan spa è stata siglata proprio venerdì scorso. Tra i motivi della deroga, aveva spiegato Palazzo Marino, anche l'accordo firmato da Caffè Miani srl e società Campari per rilanciare il locale e tenerlo aperto sette giorni su sette, anche d'estate. L'accordo «prevede l'impegno di Campari ad acquisire le quote della caffè Miani». E su questo punto si appigliano i ristoranti sotto sfratto (uno sfratto congelato almeno fino alla sentenza di dicembre).

«Niente contro il Camparino - premette Andrea Loiacono, titolare del Gatto Rosso - ma il locale prima si chiamava Zucca, poi è tornato ad essere Campari, e il Comune ha firmato di fatto il contratto con un nuovo concessionario. Anche il mio locale è a gestione familiare da trent'anni, prima era un bar e si chiamava Il Gabbiano poi è diventato ristorante e abbiamo cambiato nome. Il concetto è che il Comune deve stilare un regolamento uguale per tutti, con le eccezioni per botteghe storiche, librerie, ma valide allo stesso modo per tutti». I titolari lasciano intendere che è un ricorso «di strategia», andrebbe a cadere nel momento in cui i locali, per sentenza o per un passo indietro del Comune, rimanessero nel Salotto. Il Comune si costiturà in giudizio.