Il Gambero Rosso premia gli chef e Trussardi acciuffa Cracco

Mentre le guide online - Tripadvisor in testa - imperversano nel bene e nel male, le sacre bibbie della buona tavola conferiscono i loro attesissimi oscar al territorio. E allora dopo le polveri di stelle piovute dalla rossa Michelin, ieri è stata la volta di Gambero Rosso 2014 sancire i più bravi del reame a Milano e Lombardia. Ben poche, per la verità, le sorprese riservate, laddove spesso gli allori si accavallano. E infatti le «tre forchette», massimo riconoscimento della giuria made in Italy, vanno ancora una volta a Ilario Vinciguerra di Gallarate (una stella Michelin), al ristorante Villa Crespi ad Orta San Giulio di Antonino «Bruto» Cannavacciuolo (due stelle Michelin), al ristorante Da Vittorio della famiglia Cerea a Brusaporto (tre stelle Michelin) e Dal Pescatore della famiglia Santini (pure tre stelle).
Insomma niente di nuovo sotto il sole. Buone nuove soltanto per Luigi Taglienti del Trussardi alla Scala che, pur avendo perso una stella nel novembre scorso, è stato premiato dal Gambero con il lusinghiero punteggio di 88 e due forchette. Un balzo significativo, il suo, che lo porta ad affiancare nientemeno che Carlo Cracco, rimasto fermo malgrado i successi televisivi. Tra i premiati con due forchette fanno invece la loro comparsa due new entry, Fulvio Siccardi del ristorante Da Noi In dell'Hotel Magna Pars Suites, e Stefano Masanti con il suo Masanti's Restaurant del Seven Park Hotel a Colico. Tra i 1330 indirizzi «milanesi» indicati dalla guida, l'unica osteria premiata con tre gamberi è l'Osteria del Treno, mentre tre mappamondi vanno - meritatissimi - al miglior etnico del Belpaese, il giapponese Iyo di via Piero della Francesca, che si è recentemente aggiudicato anche il primo premio del Girotonno di Carloforte.