La gang di «El duro» finisce in carcere A 87 anni insegnava a raffinare la droga

Un geniale e ultraottantenne chimico chiamato apposta dai cartelli peruviani del narcotraffico in un appartamento-laboratorio in via Cardinale Mezzofanti 8, per estrarre la massima quantità di coca dai tessuti, una delle modalità di trasporto (coca liquida di cui venivano impregnati capi di abbigliamento) dello stupefacente. Victor Manuel Risso Roman, detto «El duro», oggi 87enne, sarebbe arrivato a Milano a marzo 2010 e rimasto qualche mese rientrando poi in patria perché «non arrivavano i carichi».
Secondo gli inquirenti, l'organizzazione era radicata a Milano ma con basi anche a Roma, in Olanda, Spagna, Bulgaria e Slovenia. Secondo quanto emerso dalle indagini, i trafficanti avevano messo a punto sofisticate tecniche per occultare lo stupefacente, ricorrendo ad esempio a procedimenti chimici con cui estraevano la cocaina liquida da capi di abbigliamento prodotti artigianalmente. Qui subentra il ruolo de «El duro». Ruolo importantissimo, il suo, da cui dipendeva la rendita di tutta l'operazione di trasporto di sostanze stupefacenti per cui ieri è scattata l'ordinanza di custodia cautelare per 40 persone. Per il momento ne sono state catturate poco più della metà, e tra queste, oltre a bulgari e croati, ci sono 13 italiani, implicati nell'operazione dei carabinieri «Flesh 2009», in ruoli soprattutto di logistica. Trovare appartamenti da utilizzare come basi, organizzare spostamenti, ma anche una sorta di «raccolta fondi» tramite rapine e furti di gioielli per finanziare le operazioni di trasporto. Sono alcuni dei risvolti milanesi dell'inchiesta sul traffico transnazionale di droga sgominato dai carabinieri e che, per tradursi a vendita al dettaglio, al consumatore, passava attraverso ulteriori organizzazioni, spesso di nordafricani, attive sul territorio. In attesa di «un grande carico» mai arrivato, motivo del ritorno in Perù di «El duro», la quantità di droga, tra cocaina ed eroina, circolata è stata di circa 70 Kg. Il chimico, oggi in prigione in patria, avrebbe tentato di insegnare le proprie tecniche ad una donna per lasciare a Milano il «know-how» a disposizione della banda nell'eventualità, a questo punto remota, fossero arrivati altri carichi distupefacente dal sud america.