Gassman porta in scena il Cuculo versione Basaglia

Al Carcano il regista debutta domani con l'adattamento del capolavoro cinematografico. Il romanzo rivive nel manicomio giudiziario di Aversa

Prendere le distanze dal film che nel 1975 vinse cinque Oscar è la parola d'ordine di chi mette in scena «Qualcuno volò sul nido del cuculo», da domani fino al 15 novembre al Carcano. Prodotto dal Teatro Bellini di Napoli (dove ha ottenuto settimane di tutto esaurito), diretto da Alessandro Gassmann, lo spettacolo è tra i più attesi dell'autunno a Milano. «Si tratta di un tradimento fedele», dice con un ossimoro lo scrittore napoletano Maurizio de Giovanni. «Nella mia riduzione del testo di Dale Wasserman, a sua volta adattamento del romanzo di Ken Kesey, ho tolto i riferimenti all'attualità americana degli anni Sessanta. L'azione è stata trasportata vent'anni dopo l'uscita del romanzo, nel 1982, al manicomio giudiziario di Aversa. Poco prima che la legge Basaglia chiudesse tutti i manicomi. I matti parlano del mondo italiano di quegli anni. Per dire: invece di una partita di baseball, come nella riduzione che andò in scena a Broadway e nel successivo film, non gli fanno vedere in televisione il Mondiale di calcio. Ma la tesi di fondo, ed ecco la fedeltà, resta quella del testo originario, dove la diversità si sposa con la solidarietà. O con la fragilità: i matti non sono figli di un dio minore».

Difficile, a dispetto delle intenzioni, dimenticare il film di Milos Forman, con uno strepitoso Jack Nicholson protagonista; ma il bello del teatro è che ha un linguaggio diverso dal cinema, benché la carica teatrale di quella pellicola onusta di premi fosse molto elevata. Il film contribuì, con la forza espressiva di un Nicholson in stato di grazia, a mettere al centro del dibattito sociale i temi delle malattie mentali, degli abusi sui matti, della rimozione sociale (grazie ai manicomi, che pure oggi molti sbagliando rimpiangono): problemi di ardua soluzione. Parole e pratiche come lobotomia, elettrochoc, camicie di forza, erano comuni fino ai primi anni Ottanta, in Italia, in ospedali-carceri, più duri di quelli americani. Il protagonista del «Cuculo», lobotomizzato perché non addomesticabile, muore soffocato da un compagno di manicomio che vuole liberarlo con la morte da una condizione che non ha più nulla di umano. «Nel film», dice Daniele Russo, protagonista in palcoscenico, «Nicholson-McMurphy veniva soffocato con un cuscino da un nativo americano, il Grande Capo Bromden, finto sordomuto che alla fine scappa verso il Canada, la libertà. Io vengo ammazzato da un immigrato sudamericano, uno dei primi nell'Italia di oltre trent'anni fa. La storia che portiamo in scena, anche grazie a Gassmann che firma una regia potente ed emozionante, è una commedia umana con elementi comici. Si ride, si riflette, ci si indigna. Per me è una tappa importante: il terzo ruolo da protagonista di lavori che hanno generato film di valore e di cassetta. Sono stato in teatro il Michele della "Ciociara" e l'Alex di "Arancia meccanica". Ma una storia universale come quella che vedrete al Carcano è una sfida ancora più intrigante».

A Gassmann, impegnato sul set di un film, la produzione cinematografica ha vietato di parlare con i giornalisti, fino al 9 novembre. Peccato. Ma siamo sicuri che Russo e de Giovanni sono in perfetta sintonia con il regista, che il pubblico milanese aspetta al Carcano, per un incontro non ancora in carnet. Se la produzione del film lo lascerà libero, correremo a sentirlo.