Gay, tra prefetto e sindaco la Procura sta con Tronca

Mentre Pisapia tiene duro e in tv promette di andare avanti con le firme i magistrati sono convinti che il Comune abbia fatto scelte impugnabili

La palla è di nuovo nelle mani del sindaco. Nella partita a ping pong che vede Giuliano Pisapia sfidare il Prefetto Francesco Paolo Tronca sul terreno delle trascrizioni delle nozze contratte regolarmente all'estero tra persone dello stesso sesso, tocca al sindaco battere. Lunedì il numero uno di palazzo Diotti ha «invitato il Sindaco, nella sua qualità di Ufficiale di stato civile e di Ufficiale di Governo, a procedere alla cancellazione delle trascrizioni. Ciò ai fini della regolare ed uniforme tenuta dei Registri dello stato civile, alla cui salvaguardia il Prefetto è preposto secondo le norme vigenti». Ma Giuliano Pisapia tiene duro convinto della piena legittimità del proprio atto: «È la legge che impone al sindaco di trascrivere le nozze, anche tra persone dello stesso sesso, regolarmente contratte all'estero. E ciò non ha nulla a che vedere con il fatto che il nostro ordinamento non preveda il matrimonio tra persone dello stesso sesso». Il sindaco fa sapere che invierà una risposta formale al Prefetto.

Secondo la linea adottata da corso Monforte, Tronca avrebbe il potere e le competenze per cancellare gli atti, come ha chiesto ripetutamente il ministro dell'Interno Angelino Alfano. Con la frase «ai fini della regolare ed uniforme tenuta dei Registri dello stato civile, alla cui salvaguardia il Prefetto è preposto secondo le norme vigenti» il prefetto si riferirebbe all'articolo 54 (comma 3) del decreto legislativo 267/2000, più noto come Testo unico sull'ordinamento degli enti locali secondo cui «Il sindaco, quale ufficiale del Governo, sovrintende alla tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e agli adempimenti demandatigli dalle leggi». Così per il comma 12 Alfano avrebbe agito correttamente: «Il Ministro dell'Interno può adottare atti di indirizzo per l'esercizio delle funzioni previste dal presente articolo da parte del sindaco». Stando al comma 11 dunque il sindaco non solo sarebbe gerarchicamente subordinato al prefetto in qualità di ufficiale di stato civile, ma addirittura in caso di «inerzia del sindaco o del suo delegato nell'esercizio delle funzioni previste dal comma 10, il prefetto può intervenire con proprio provvedimento». Non solo il prefetto sarebbe titolato a invitare il sindaco a cancellare l'atto contra legem , ma addirittura a procedere d'ufficio. In questo caso non sarebbe nemmeno necessario il ricorso al tribunale in quanto spetterebbe al Prefetto in via amministrativa cancellare le trascrizioni.

Non la pensa così l'avvocato prestato alla politica, che ha messo a punto un atto «blindato»: «La circolare del ministro Alfano è illegittima - sostiene Pisapia -. Il prefetto non può fare interventi sostitutivi a quelli del sindaco».

La linea interpretativa di Tronca, ritenuta valida dalla Procura di Milano, è in netto contrasto con quella sostenuta da Rete Lenford, che ha inviato una diffida al ministro Alfano, al prefetto di Roma, al ministro della Giustizia, al Csm, fino al presidente della Repubblica sostenendo che l'eventuale intervento del numero uno di Palazzo Diotti costituirebbe un «abuso di potere ma anche una clamorosa violazione della sfera del potere giurisdizionale». Dal 9 ottobre, giorno in cui Pisapia ha firmato le prime 7 trascrizioni, nonostante proclami e polemiche, nessuna segnalazione è arrivata alla Procura, che per il momento preferisce stare a guardare e attendere l'esito dell'iter amministrativo.