Gelmini e Maroni accelerano: «Subito il candidato sindaco»

Il centrodestra apre la battaglia per conquistare Milano (e il Paese) La coordinatrice: «Ok primarie». Il governatore: «Modello Liguria»

Fare in fretta. E bene. L'occasione è ghiotta. Da Milano passa la sfida per governare l'Italia. E dalla Lombardia una chance per mandare a casa il governo. Il treno poi, passa nello stesso giorno: l'election day 2016. Forza Italia e Lega provano dunque a farsi trovara pronte: occorre trovare subito il candidato sindaco e partire in anticipo sugli avversari. Poi, da settembre, impegnarsi nella battaglia referendaria per l'autonomia lombarda.

Con le firme ideali della coordinatrice regionale azzurra Mariastella Gelmini e del governatore (e dunque leader «nazionale» lumbard) Roberto Maroni, i due motori del centrodestra hanno rinnovato ieri il patto che fra alti e bassi li tiene uniti da un quarto di secolo. Lo hanno fatto davanti a una sala stracolma e caldissima, riempita dal vicepresidente della Regione Mario Mantovani per la presentazione del suo libro: «Lombardia migliore? Sì, Lombardia autonoma».

L'autonomia torna al centro della politica. E si declina concretamente col referendum che i lombardi si apprestano a votare nel 2016, nello stesso giorno delle comunali, ha annunciato Maroni. La battaglia, berlusconiani e Carroccio si apprestano a combatterla insieme. Ma Forza Italia vuole provare a intestarsela direttamente, come lo storico alleato se non di più.

Maroni è stato chiaro: «Non chiediamo la luna - ha detto in pratica - vogliamo quello che oggi ha l'Emilia Romagna: il 75% della tasse resi sul territorio regionale». È lo slogan più importante, fra quelli della sua campagna elettorale vinta nel 2013. E non è solo uno slogan: si traduce in 12 miliardi di euro che potrebbero essere investiti, per esempio, per azzerare l'Irap alle imprese, oltre al ticket sulla sanità. «Se vado a Roma col voto di 10 milioni di Lombardi posso dire a Renzi “vai a casa tu”». Ma Mantovani va ancora oltre, con quello che il direttore del «Giornale», Alessandro Sallusti, moderatore del dibattito col collega del «Giorno» Giancarlo Mazzuca, ha definito «un manifesto politico». «La Lega da vent'anni porta avanti questi obiettivi ma a oggi non si è portato a casa nulla - ha scandito Mantovani - se riusciremo a portare il 60% dei lombardi a votare per il sì alla maggiore autonomia avremo più forza».

L'altro colpo a disposizione, fra meno di un anno, sono ovviamente le Comunali. E su un aspetto della partita, i due autorevoli ospiti di Mantovani, Maroni e Gelmini, si sono mostrati ampiamente in sintonia: l'urgenza. «Soffro del fatto che il centrodestra ci sta mettendo troppo tempo a selezionare un candidato - ha detto la coordinatrice e vice capogruppo Gelmini, schierandosi apertamente per le primarie - se non lo si riesce a fare davanti a un tavolo si consultino i cittadini. Sarebbe sciocco perdere l'occasione di Milano, sono per iniziare subito la campagna elettorale». D'accordo sui tempi Maroni, memore del vantaggio che ebbe due anni fa quando potè partire a ottobre mentre il suo avversario, Umberto Ambrosoli, dovette rincorrere da dicembre in poi. «Renzi sabato viene a Milano e verrà a dire che le primarie non si fanno. Ha già in mente non dico il cognome, ma il nome Giuseppe» ha sorriso alludendo al commissario Expo Sala.

Accenti diversi, invece, sullo strumento primarie. «Non sono contrario alle primarie - ha precisato - ma bisogna farle facendo venire gli elettori di centrodestra e non prestare il fianco a situazioni strane». Meglio per lui il «modello Liguria», con il candidato scelto al tavolo dei partiti. In quel caso Giovanni Toti, che ieri ha telefonato durante la discussione: «Milano è la cartina di tornasole che deve dimostrare come il centrodestra sia ancora forza di governo del Paese».