Gestiranno i beni confiscati: diplomati 64 super manager

Si è concluso ieri alla sede della fondazione Istud di Stresa il percorso di formazione di cinque mesi portato a termine da 64 manager pronti a impegnarsi nella gestione di imprese confiscate alla mafia. Il progetto, che ha visto la partecipazione dopo una fase iniziale di selezione, di dirigenti con forti competenze manageriali provenienti da settori merceologici rilevanti per l'iniziativa, è stato seguito dalla Aldai (Associazione lombarda dirigenti aziende industriali), da Assolombarda e da Fondirigenti mettendosi alla prova su 14 casi reali individuati dall'Agenzia nazionale per la gestione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia ed elaborando proposte concrete di intervento.
È prevista quindi in autunno la presentazione ufficiale dei risultati all'Agenzia nazionale per i beni confiscati alla mafia, alla presenza delle massime cariche istituzionali dello Stato.
Da marzo a luglio i manager selezionati hanno seguito una serie di attività per acquisire conoscenze e competenze necessarie alla valutazione e alla gestione d'imprese sequestrate alla criminalità organizzata con l'obiettivo finale di mettere a disposizione del ministero dell'Interno e della Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, un vero e proprio pool di professionalità altamente qualificate.
Momento conclusivo del percorso è stato un workshop i di ieri alla Istud, partner scientifico del programma insieme a Sda Bocconi e alla Luiss business school.
I promotori del progetto hanno ricordato che tra le regioni più colpite dalla presenza criminale nella proprietà di aziende di piccole, medie e grandi dimensioni di diversi settori industriali c'è proprio la Lombardia con le sue 196 aziende confiscate fino maggio 2011. La nostra regione rappresenta la terza in Italia per numero di confische subito dopo Sicilia e Campania.
L'azione di contrasto alla criminalità organizzata passa infatti sempre più spesso attraverso il sequestro e la confisca delle proprietà delle famiglie malavitose, che investono in società apparentemente sane, in territori anche esterni al proprio raggio d'azione tradizionale.