Giù la saracinesca su una dolce storia (e sulla città che fu)

Una vita di Milano, fantasma dopo fantasma, esce di scena. È di zucchero triste il fantasma che camminerà lungo la via Meravigli quando negli ultimi giorni di marzo cadrà la saracinesca sulla storica bottega «Specialità dolciarie regionali ed estere» di Maria Carmela Battimelli e Mario Kukas. «Che strana atmosfera - chiede la cliente Angela sotto il cappellino - non starete per chiudere?». «Sì» risponde Mario dietro il banco di bonbon mezzo vuoto oramai.
Un altro colpo di ghigliottina sulle speciali identità che nel loro piccolo mondo hanno fatto di Milano la capitale del dettaglio squisito. L'angolo di cuccagna aprì nel 1960. «L'idea fu di Maria - racconta Mario -, ma il negozio si compose giorno dopo giorno grazie alle richieste dei clienti. Non avete i biscotti del Friuli, le liquerizie della Calabria? Così nel tempo la bottega assunse il suo carattere». I due coniugi, lei di Ravello, lui di un paesino in provincia di Pola, hanno cercato insieme a un notaio tutte le possibili soluzioni per passare il negozio a una persona, anche alla sorella di Maria, perché non potevano tollerare l'idea che sparisse come zucchero sotto la pioggia.
«Troppe leggi, troppe tasse, troppa paura di rischiare. Per un po' Maria ed io ci ritireremo a Ravello, ma amo Milano. Questo palazzo rimarrà deserto, non c'è nessuno, questa via è muta, non parla più». Una volta la bottega vendeva lo spirito di menta. Chi voleva concedersi una leccornia scioglieva poche gocce su una zolletta. Spirito di menta: una meraviglia che potrebbe essere il profumo della saga di questa città gaudente a modo suo. Un centro dove oggi camminano solo spiriti, soprattutto in questa via d'ombre che pare un reperto della vecchia Unione Sovietica. I russi sbarcano nel Quadrilatero per lo shopping e una delle strade più vive di Milano è un nastro grigio di luce fioche come nella San Pietroburgo di cinquant'anni fa. Che contraddizione!
Nella bottega la vita parlava gaia. Tante parole, quante erano i confetti. Quando entrava Indro Montanelli si parlava del «Giornale». «Mi colpiva di lui lo stupore davanti alla caramelle. Le guardava con entusiasmo come se fosse sempre la prima volta». Si discorreva di politica. «Quando una parte della mia terra d'origine fu data a Tito, sono scappato. Milano fu la patria della libertà. E ora cos'è?» si chiede Mario Kukas. Angela viene in bottega da vent'anni. Un tempo comprava le pastigliette alla menta per suo padre, adesso acquista le mente alla cannella per la madre e i fili di liquerizia per il figlio. «Questi fili della ditta De Rosa si trovano solo qui. Oggi la gente ha tutto ma non distingue un sapore dall'altro» spiega Kukas. Montanelli gradiva i biscotti all'avena inglesi. «Quando fondò «La Voce» scommisi che non ce l'avrebbe fatta, ma per sostenerlo comperai cinque copie del primo numero. Mi ricordo che nell'edicola a Cairoli c'era la coda, ma alla fine vinsi la scommessa». Questo era il rapporto tra un venditore di dolci e un suo cliente, tra un lettore e il suo Giornale. Quando vediamo una saracinesca che cade, quindi, non pensiamo che cada solo su una bottega di biscotti e torte, ma su una vita di relazioni che non si racconteranno mai più.