Giallo su cause e ipotesi Pisapia non si fa vedere e «cinguetta» su internet

D'accordo, il tamponamento fra i due treni del metrò è stato lieve, non ci sono stati né morti né feriti gravi. Ma forse sul luogo dell'incidente ci si sarebbe aspettati di veder arrivare il sindaco Giuliano Pisapia. Uno scontro in metropolitana, 15 ambulanze sul posto e 22 persone in ospedale non sono cosa da tutti i giorni. Invece no. Lui si è limitato a qualche commento su Twitter: il primo è delle 10,29, tre quarti d'ora dopo l'incidente. Utile, per carità: una cronaca perfetta e dettagliatissima dei fatti «per tener informati tutti i milanesi». Ma non è quello che si chiede a un sindaco che ha sempre dichiarato di voler essere vicino alla gente.
Milano, in passato, è stata abituata a scene ben diverse rispetto a un «cinguettio» on line. Il 14 febbraio del 2008 di fronte al Tribunale ci fu lo scontro tra un bus e il tram 12 e nell'incidente morì una donna di 52 anni. Sul posto, assieme ai soccorsi, arrivò anche il sindaco di allora, Letizia Moratti. Fu subissata di insulti. «Vai a lavorare», «Vergogna, altro che Expo, pensa alla sicurezza» le urlò la gente, spaventata e infuriata. Ma lei c'era.
Ieri sul posto si sono presentati invece l'assessore alla Sicurezza Marco Granelli e l'assessore alle Infrastrutture della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo. E per chi era lì, vedere i politici presenti e avere qualcuno a cui porre delle domande non è stata cosa da poco. Soprattutto dopo che ci si è visti aumentare il biglietto dei mezzi pubblici a 1,50 euro anche «per non abbassare gli standard di sicurezza».
In questa storia gli interrogativi aperti restano ancora parecchi. Saranno le indagini a chiarire tutto (la Procura ha già aperto un'inchiesta), ma la premura del Comune è sembrata subito quella di mettere le mani avanti: «Il treno andava a 14 chilometri all'ora» tiene a precisare on line Pisapia in mattinata (in realtà le verifiche parlano di una velocità più elevata). «Il sistema di sicurezza esterno ha funzionato» chiarisce Granelli.
Nessuno parla di ciò che non ha funzionato: delle luci di emergenza che non si sono accese a bordo, dei passeggeri rimasti chiusi nel vagone al buio per venti minuti, del sistema di sicurezza che non è scattato: i «freni» si azionano se il treno va oltre i 15 chilometri all'ora. Ci si chiede che fine abbia fatto il cosiddetto «uomo morto». Se il conducente si sente male, il dispositivo dovrebbe scattare dopo 40 metri e dopo altri 40 dovrebbe fermare la corsa di colpo. Ma così non è avvenuto. «Il sistema di sicurezza - spiega Atm - ha evitato un incidente grave». Può anche darsi che il conducente (35 anni, 10 di servizio ineccepibile) sia intervenuto manualmente (per spavento o per malore) sul «freno» automatico, superando il limite di velocità imposto dalla segnaletica e arrivando, pare, a 20-22 chilometri all'ora.
Il presidente di Atm, Bruno Rota si impegna ad approfondire. «Il macchinista ha riferito di aver avuto un malore serio e quindi non era in condizioni di fermare il treno in tempo previsto. L'urto fortunatamente è avvenuto velocità non elevata. È un fatto grave, faremo approfondimenti seri».