Il giardino da sogno diventa un incubo tra i topi e le zanzare

L'altro giorno il cielo di Milano ci ha concesso un azzurro manzoniano. Per buona sorte ho potuto raggiungere, sbrigando le consegne di giornata, moglie e bambine ai giardini della Villa Reale, dove le mamme portano i pargoli fino ai 12 anni in un ambiente curato e protetto. All'ingresso trovo una gentile signora che mi chiede dove stessi andando. Sorpreso di trovare per la prima volta negli ultimi tempi un controllo (gli adulti possono entrare solo se accompagnatori dei minori), indico le bimbe che sono sedute con altri compagni nel prato antistante il capolavoro neoclassico di Leopoldo Pollack. Al primo sguardo l'eleganza dell'architettura, le aiuole fiorite di guinee colorate, il prato rasato, sembrano usciti da un idillio del Parini. Mia figlia minore inizia a correre e richiama la mia attenzione sulla presenza di «ratti». In pochi minuti ne contiamo ventuno: non i topini della Disney, ma taglie grosse, pantegane che corrono al par di conigli fino al prato, nelle aiuole e sguazzano anfibie nel cosiddetto laghetto delle anatre.
Quasi per ironia della sorte davanti ad un tasso centenario pende un cartello con scritto «derattizzazione». Visti i risultati solo una promessa. Per quanto riguarda lo specchio d'acqua che occupa la parte posteriore dei giardini il suo attuale colore è simile a quello di una fogna e l'odore che emana - fra il guano e gli abitanti - è putrido per via degli escrementi delle pur simpatiche anatre e dei roditori. Se poi i pargoli vogliono tenersi lontani dai topini e dal laghetto e optano per un «guardia e ladri», andare fra i cespugli, fra il tempietto e i cippi, nugoli di zanzare tigre sono pronte a timbrarli selvaggiamente, anche nel primo pomeriggio.
Dopo una mezz'ora, infranto l'idillio, ho preferito rientrare a casa e non ho più trovato il controllo. Risultato: ingresso incontrollato di umanità varia - curiosi, anziani, qualche rasta pronto ad infrattarsi, tutti soggetti rigorosamente over 12. Certo che lo spettacolo offerto dagli esclusivi Giardini di Villa Reale era alquanto metaforico. E per carità di città mi fermo qui. Chi deve provvedere, per pietà, provveda.