"Gilet gialli", corteo in città, studenti copiano la Francia

Il presidio parte da piazza Cairoli e paralizza il centro Ancora a fuoco un fantoccio del ministro Salvini

I gilet jaune, i gilet gialli, sono scesi nuovamente in piazza. Ma non a Parigi, non in Francia, non davanti a consolati o ambasciate d'Oltralpe. Ieri mattina in centro si è tenuta la nuova provocazione giovanile del corteo che con cadenza ormai quindicinale ammorba una Milano ormai sempre in lotta col traffico paralizzato, con gli studenti sempre pronti a saltare le lezioni, e quelli «ideologicamente orientati» e legati al «Cantiere», alla Rete Studenti, al Coordinamento dei collettivi studenteschi e agli acerrimi nemici del ministro dell'Interno Matteo Salvini, i giovani del Coordinamento autonomo collettivi di Lambrate.

Partiti come sempre da largo Cairoli alle 9.30 al motto di «Disobbedire alle leggi ingiuste, conquistare diritti, scavalcare le frontiere», come in ogni protesta popolare hanno provato a raccogliere tutto il malcontento che c'è in giro. Così, pur orfani di una loro personale Jacline Mourau (la bretone volto e simbolo della protesta francese) molti tra i ragazzi che hanno protestato in corteo indossavano gli ormai arcinoti gilet. Dopo aver bruciato davanti alla sede di Unicredit di piazza Cordusio ancora una volta il fantoccio con addosso una felpa con la scritta «Ladropoli» del numero uno del Viminale (com'era già capitato a novembre durante il «No Salvini day»), nel gruppo dei manifestanti hanno cominciato a emergere numerosi i gilet gialli fosforescente. Una ragazzina con i capelli miele sulle spalle se lo aggiustava bene bene sopra la felpa amaranto, commentando che non le donava affatto ma che per la manifestazione avrebbe fatto una eccezione; un altro ragazzo molto agitato, con il cappuccio rosso calato sugli occhi e un fazzoletto sulla bocca per ripararsi dal fumogeno che si apprestava ad accendere, sul gilet giallo ha scritto in nero Vayan todos, in spagnolo «se ne vadano tutti».

Qualcuno si è messo a gridare anche lo slogan dietro il quale in Francia la protesta - nata in rete in modo spontaneo, slegata da partiti o sindacati - è cresciuta a dismisura, ovvero: «Macron dimettiti». E non c'è dubbio che in molti, troppi casi, chi sembrava volere le dimissioni del presidente francese era del tutto ignaro che dietro quelle parole i cugini d'Oltralpe esprimono il loro rifiuto per l'aumento del prezzo del petrolio, della benzina, quindi protestano contro norme di rottamazione troppo complesse che rendono complicato passare alle auto di nuova generazione. Temi che non toccano i nostri studenti.

I ragazzi al corteo di ieri si sono anche inginocchiati e, con le mani incrociate dietro la testa hanno dichiarato la loro «solidarietà agli studenti francesi in lotta» al grido di Tout le monde déteste la police, ovvero «tutti odiano la polizia». All'inizio del mese era uscito infatti un video in cui la polizia francese, intervenuta in un istituto della banlieue parigina, ha obbligato a mettersi quella posizione un centinaio di studenti che protestavano contro Macron. A qualche giorno di distanza molti gilet gialli espressero solidarietà verso i ragazzi emulandone l'umiliazione subita. E la Milano «contro» non poteva certo esimersi dal ripetere.