Gino Paoli, amarcord in jazz

Bella gente (bella gente per davvero...) nel cartellone del decennale del Blue Note. Esaurita la due giorni del leader dei Toto Steve Lukather, è ora la volta (stasera e domani) di un poker di concerti di Gino Paoli (due alle 21, entrambi esauriti; ed altrettanti alle 23.30 con ingresso fissato a 55/50 euro). Padre nobile dell'italica canzonetta, il 78enne cantautore genovese che in mezzo secolo di carriera ha sempre flirtato con il jazz. A fare da ossatura all'esibizione nel club dell'Isola Garibaldi sarà naturalmente «Due come noi che...», l'album registrato assieme all'eccellente (e fidato) pianoforte di Danilo Rea. Sedici brani, tutti classici, qualcuno immortale come Il cielo in una stanza. «Sono trent'anni che mia moglie mi dice di emozionarsi solo quando mi sente cantare al piano. Con questo disco, che è il mio primo solo con un pianoforte, l'ho accontentata», ha spiegato l'irriducibile Gino in sede di presentazione del disco. Ma preparatevi anche a riletture degli amici cantautori: Lauzi, De Andrè, Tenco, Bindi.
L'autore di Sapore di sale, si diceva, ha avuto più di un flirt con il jazz, ma ci è voluto un bel disco come Milestones, del 2007, per fare incontrare la voce inconfondibile di Gino con musicisti del calibro di Enrico Rava, Flavio Boltro, Rosario Bonaccorso, Roberto Gatto e, naturalmente, Danilo Rea, con il quale ore il sodalizio prosegue. Non è la prima volta (c'era stato Senza contorno una ventina d'anni fa), ma con una carriera lunga come quella di Paoli è difficile inventarsi qualcosa di nuovo. In questo caso è il tocco pianista romano, uno dei più lirici e creativi in circolazione, a fare la differenza. A proposito, che cos'è il jazz per il grande Gino Paoli? «È come fare la pipì. Un'esigenza irrinunciabile», per dirla con le sue parole.
E domenica sera sarà protagonista sul palco del jazz club milanese il trio elettrico del batterista Roberto Gatto, formazione che si muove all'insegna della sperimentazione, conducendo il pubblico nel mondo dell'elettronica e dell'improvvisazione e dando vita ad una performance multiforme. I compagni di palco del batterista Roberto Gatto sono il pianista e tastierista Alfonso Santimone, uno dei più intraprendenti e creativi musicisti in attività, e Pierpaolo Ranieri al basso elettrico.