Giochi o no, il sogno passa dagli impianti

di Antonio Ruzzo

Si dice spesso che da noi, in Italia, si fa poco sport perché non ci sono strutture. Ed è vero anche se non del tutto perché sono anche altri i fattori che tengono alla larga i ragazzi dell'attività sportiva. Ma gli impianti la differenza la fanno. Milano, ad esempio, ha un sogno olimpico ma se si fa l'elenco di piscine, palazzetti, arene in grado di ospitare le gare, la realtà è un'altra e il sogno resta tale. Così la proposta del Municipio 7 di trasformare i vecchi magazzini militari di Baggio, uno spazio infinito di 400mila metri quadrati, in una cittadella dello sport a due passi dal Meazza non può che essere accolta con entusiasmo. L'idea di trasformare un'area verde che se lasciata a se stessa rischierebbe di diventare una dei tanti parchi dove si spaccia e si bivacca in uno spazio attrezzato a vocazione sportiva aperto soprattutto alle discipline che da noi (dove si vive solo di calcio) faticano a trovare casa è ovviamente un'idea vincente. Ma non basta. Il Municipio annuncia che proverà a coinvolgere il Comune, la Regione, il Coni e che presenterà la proposta sul tavolo dell'assessore all'urbanistica Pierfrancesco Maran che è il primo passo. Non decisivo però. Perché per passare dall'idea ai fatti poi servono gli investimenti, i danè dicono a Milano, che non sempre si trovano. E allora tocca guardare ai privati, cercare sostenitori, sponsor, aziende che vogliano legare il marchio ad un progetto credibile che abbia l'appoggio di amministrazioni ancor più credibili. Che poi non basta ancora. Strutture a parte, nel nostro Paese lo sport si pratica poco perché anche dove gli impianti ci sono ci vanno in pochi e soprattutto pochi ci portano i figli. Perché magari molte famiglie lo sport non ce l'hanno nel dna, perché lavorano e non hanno tempo o non se lo possono permettere. Oggi fare sport costa. Costa tutto. Si paga per iscriversi a una società, per fare gare, per vestirsi, per scarpe, bici, per tutto ciò che serve. Si pagano i certificati medici. Così se un figlio diventa una spesa, due o tre sono un lusso. E allora anche se ci sono le strutture...