Giocolieri di Kafka Il Cirque Eloize anima l'Arcimboldi

La ribellione del travet uno dei quadri dello show pieno di acrobazie

Ferruccio GattusoI colori ci salveranno. Solo che per vederli fuori di noi, dobbiamo prima pescarli dentro di noi. É la massima filosofica che sta alla base dell'ultimo spettacolo del Cirque Eloize «Cirkopolis», in arrivo al Teatro degli Arcimboldi dal 17 al 24 febbraio (ore 21, sabato ore 16.30 e ore 21, domenica ore 16.30, ingresso 66-22 euro, info 02.64.11.42.212). Inedito in Italia, nono show della compagnia e del laboratorio di sperimentazione di «nuovo circo» che dal 2006 hanno base in Canada presso l'ex stazione ferroviaria Dalhousie, «Cirkopolis» è da tre anni la macchina visiva e sonora che ipnotizza tra atletica, danza, teatro e circo - le platee internazionali. Creata dall'immaginazione del suo fondatore e direttore artistico Jeannot Painchaud (insieme al co- regista Dave St.Pierre, allo scenografo Robert Massicotte e al compositore Stéfan Boucher), «Cirkopolis» parte da una evidente suggestione cinematografica - il capolavoro di Fritz Lang «Metropolis» - e da due spunti letterari come i capolavori dell'espressionismo «Il Processo» e «il Castello» di Franz Kafka.Lo spettacolo del Cirque Eloize (dieci perfomer in scena e cinque tecnici: un team agile addestrato a macinare chilometri per il mondo) racconta un crescendo liberatorio che, sfruttando proiezioni video, costumi e oggettistica varia, vede alcuni individui vittime dell'alienazione metropolitana conquistare spazio e colore attorno a sé. Come il grigio travet d'ufficio (interpretato dal ventinovenne giocoliere olandese Joris De Jong), chiuso tra perimetri e geometrie alienanti, determinato a respirare la libertà. «Il crescendo dello spettacolo spiega lo stesso De Jong è costruito attraverso dodici quadri, alcuni senza soluzione di continuità fra loro, altri chiaramente divisi, ognuno commentato da una colonna sonora musicale creata ad hoc, dove il ritmo guadagna spazio insieme ai colori sulla scena». La città che soffoca la creatività dell'individuo è il rischio paventato a inizio spettacolo, ma il messaggio finale è alquanto ottimista. «L'auto-realizzazione interiore - spiega la ventitreenne trapezista uruguaiana Selene Ballesteros-Minguere è il tema fondante dello spettacolo: dapprima il lavoro sembra l'unico mezzo per sopravvivere, poi ogni personaggio genera una rivoluzione per se stesso». Un'ora e mezzo di show fatto di pura arte circense e acrobazie. «Ogni giorno - spiega ancora la giovane Selene tra riscaldamento, allenamento e trucco impieghiamo due ore e mezzo prima di andare in scena». Nato nel 1993 in Canada, il Cirque Eloize ha partecipato a numerosi festival internazionali, conquistando successivamente i palcoscenici di Broadway e del West End. Per un certo periodo, il Cirque Eloize ha collaborato con il Cirque du Soleil, cui ha fornito il team creativo dal 2009 al 2015. Poi, con il passaggio del Soleil a proprietà cinese, il sodalizio si è sciolto: l'Eloize è determinato a seguire la sperimentazione.