«Giro di vite», in scena all'Out Off L'horror firmato Henry James

Fino a domani il dramma noir diretto da Antonio Mingarelli

Antonio Bozzo

È una fortuna incontrare buoni libri durante l'adolescenza, età difficile. «Quel romanzo di Henry James, che tratta dell'ambiguità nascosta nel mondo reale, mi ha ossessionato fin da ragazzo», dice Antonio Mingarelli, regista e autore 34enne, uscito dalla scuola del Piccolo nel 2008. «Potete capire che gioia metterlo in scena». Quel romanzo è «Giro di vite», capolavoro dell'americano Henry James (1843-1916), uscito nel 1898. Una storia di fantasmi, che James scrisse utilizzando i ferri del genere gotico, però piegati alla maniera del fuoriclasse, di un autore che i generi sapeva inglobarli e superarli. «Del romanzo ho tenuto i tre personaggi principali», dice Mingarelli. «L'istitutrice, miss Giddens, e i due ragazzi, Miles e Flora, orfani che un ricco e generoso zio londinese mantiene e alloggia in un antico e lussuoso palazzo. Lo zio, che nello spettacolo rimane fuori scena, esso stesso sorta di fantasma, chiede a miss Giddens di occuparsi dei nipoti e di non disturbarlo per alcuna ragione. Dà la massima libertà. E i ragazzi sembrano a modo, intelligenti, disciplinati. Ma è solo apparenza. Sinistre presenze e oscure complicità prendono il sopravvento». «Giro di vite» è lo spettacolo di fine stagione all'Out Off, in scena fino a domani. Lo interpretano tre attrici (Valentina Bartolo, istitutrice; Ludovica Apollonj Ghetti, il ragazzo Miles; Velentina Marcotti, la nipote Flora), anch'esse dalla filiera del Piccolo, appartenenti al panorama teatrale milanese. «Milano è senza dubbio la capitale delle scene, in Italia. Più di Roma. Certo, rispetto al resto d'Europa, da noi i palcoscenici sono meno tutelati e il pubblico non è stimolato. A scuola non si insegna il teatro, che invece è materia di studio in molti Paesi». Questo lavoro da James - Mingarelli ha curato altre regie all'Out Off, per esempio «Il calapranzi» di Pinter - dovrebbe incontrare anche il gusto dei più giovani. «Sarà come vedere un film horror», ricorda il regista. «L'atmosfera è quella delle pellicole di Carpenter, con qualche citazione pure dal Kubrick di Shining, e da maestri come Lucio Fulci e Mario Bava.