Giro di vite sui centri sociali «Adesso sarà tolleranza zero»

L'area anarchica è finita nel mirino degli investigatori Anche il movimento no global spaccato sulle violenze

Questa volta gli antagonisti l'hanno fatta grossa, le devastazioni del 1° maggio non andranno in archivio tanto facilmente. Non prima che, dopo Andrea Ventura, vengano arrestati altri black bloc, al momento ricercati nell'area anarchica. Ma anche il resto del movimento non se la sta passando troppo bene: responsabile di aver fatto la chiamata alle armi e poi di non aver controllato il corteo, dovranno pagare un conto salto. In termini di presidi e cortei concessi con il contagocce e mano ferma, per non dire pesante, alle prime intemperanze. Insomma la manifestazione contro Expo oltre ad avere già spaccato il movimento, anarchici da una parte, disobbedienti e autonomi dall'altra, potrebbe trasformarsi in una sorta di spartiacque come dopo le devastazioni di corso Buenos Aires dell'11 marzo 2006. Un po' di arresti, un po' di condanne e la piazza milanese divenne la più tranquilla d'Italia.

Dunque giro di vite nel mondo antagonista, come ammettono diversi investigatori a cui proprio non è andata già l'aggressione di un loro collega, Antonio D'Urso caduto in agguato e preso a bastonate in testa. Solo il casco gli ha evitato il peggio. Riuscire a indentificare i suoi aggressori era diventato un punto d'orgoglio e l'arresto ieri di Ventura, potrebbe essere solo il primo di una serie. Per il momento gli investigatori hanno puntato quell'area magmatica composta da anarchici, squatter, ribelli, sbandati e mezzi criminali. Insomma il giro attorno al vecchio Lab Zero, poi diventato via via Bottiglieria, Stamperia, Pizzeria, Latteria e ora «Grand hotel occupato».

Ma non solo i nipotini di Bakunin sono finiti nel mirino degli inquirenti, anche il resto del movimento non se caverà tanto a buon mercato. Perché la frittata l'hanno fatta loro. Non si fanno calare 20mila persone su Milano solo annunciando una manifestazione. Sono necessari mesi di preparazione, incontri, contatti, assemblee e poi organizzare trasferte e ospitalità. Ai servizi segreti erano arrivati segnali abbastanza chiari e la Digos milanese aveva preso contatto con i centri sociali, soprattutto Cantiere, Zam e Lambretta per capirne le intenzioni. «Non vogliamo disordini» hanno subito precisato. «Si, ma gli altri?» si sono sentiti rispondere. Alla fine ci fu un mezzo impegno per cercare di contenerli e per questo i furgoni dei centri sociali milanesi erano pieni di mazze, bastoni e caschi. Ma all'ultimo momento, nessuno hanno mosso un dito. Forse perché erano quasi mille, molto organizzati e molto cattivi. Avessero tentato di fermarli, i milanesi le avrebbero prese di santa ragione, mica come quando attaccano la polizia.

Ma a questo punto non riusciranno comunque a cavarsela a buon mercato: il corteo l'hanno organizzato loro e politicamente dovranno risponderne. Tanto per cominciare prendendo distanza dall'area anarchica. E un primo segnale s'è visto con il fermo di Ventura. Dopo ogni arresto i siti antagonisti si riempivano di proclami di solidarietà. Ieri neppure un rigo.