In gita tra le Cinque Terre per assaggiare vino e pesce

Le acciughe regine della tavola nella pasta e nei tris; lo Sciacchetrà è il famoso passito tipico della regione

Cinque borghi, Cinque Terre. Già il nome provoca attese di scogliere e spiagge, mare e colline, vigneti e uliveti, orti e case. Le prime notizie delle Cinque Terre risalgono all'XI secolo. Sorsero prima Monterosso e Vernazza, poi Corniglia, Manarola e Riomaggiore. Il resto è storia: dominio di Genova, incursioni dei saraceni, torri di guardia, il declino interrotto dalla costruzione della linea ferroviaria che avvicinò le Cinque Terre al mondo. Vennero citate e dipinte da poeti, scrittori e pittori, Dante Alighieri, Boccaccio, Vincenzo Cardarelli, Telemaco Signorini, caposcuola dei Macchiaioli. Ma il più importante di tutti è stato Eugenio Montale che aveva casa a Monterosso. Quel «meriggiare pallido e assorto / presso un rovente muro d'orto» ricorda la Liguria contratta tra mare e collina.

Il paesaggio è molto cambiato negli anni, grazie a uomini e donne che hanno costruito una fitta trama di terrazzamenti a fasce, detti «ciàn», sostenuti da muretti a secco. Un'opera straordinaria di ingegneria ambientale: 6.729 km di muri, superiore al raggio della Terra per rilanciare le eccellenze locali.

Dunque in viaggio, stimolati da queste promesse/premesse. Uscita a Carrodano sulla A12 giù, verso Levanto, poi deviazione per Monterosso. Sulla collina incontriamo il primo dei cinque santuari che proteggono ogni borgo, il più famoso, quello di Soviore. Sorge sul luogo dove venne sepolta, per salvarla dai barbari, una statua della Pietà. Nel 740 un prete la ritrovò e più o meno a questo periodo viene fatta risalire l'edificazione della prima chiesa. La struttura si ingrandì per ristorare i pellegrini che andavano da Santiago di Compostela a Roma. A proposito, si è fatta ora di pranzo. Appuntamento da Miky, garanzia dal 1980 per un'immersione gustosa nella tradizione ligure rivisitata e sorretta da un'ottima materia prima. La pasta viene preparata in speciali cocci di terracotta coperta da una sottile pasta di pane e finita di cucinare nel forno a legna. Il piatto simbolo è l'Acciugata alla monterossina, uno spaghetto alla chitarra con acciughe fresche di Monterosso, capperi, olive taggiasche, pinoli. Per una scoprire vini e altre leccornie andiamo all'Enoteca internazionale. Si può anche mangiare: bruschette, salumi e formaggi, carpacci di pesce e carne.

Vernazza è un gioiello raccolto che ci accoglie con palazzi di pregio, retaggio del livello economico e sociale raggiunto fin dal Medioevo. Affascinante la chiesa di Santa Margherita di Antiochia, in stile romanico-genovese, datata XIII secolo. Nei giorni di mare grosso gli spruzzi delle onde arrivano a lambire le finestre a bifore che danno sul piccolo porto. Sulle colline, CheO è un'azienda che produce una gamma di vini doc e il famoso passito locale, lo Sciacchetrà. Questa azienda ha restituito due ettari di terrazze ai vigneti, salvandole dall'abbandono. Rimanendo in quota, verso Corniglia scopriamo i vini La Polenza, da uve Albarola, Bosco e Vermentino, provenienti da vigneti a diverse altezze sul mare. A margine una buona produzione di distillati.

Dalla collina al borgo di Corniglia, per la Cantina de Mananan, piccola osteria con tavoli ravvicinati. Cucina schietta come il servizio: tris di acciughe (al limone, salate o in carpione), soppressata di polpo, linguine allo scoglio, coniglio alla ligure. A Manarola Cesare Scorza ha dato nuovo entusiasmo all'azienda di famiglia: oltre ai vini, anche olio, confetture e salse.

Immerso tra i terrazzamenti nella parte alta del borgo di Riomaggiore, vicino al castello, Ripa del Sole mette in tavola acciughe marinate con pomodorini freschi, ravioli di pesce e pescato del giorno al cartoccio. Gran finale all'azienda Prima Terra con Walter de Battè, nome conosciutissimo nel mondo dell'enologia. L'azienda ha sostenuto l'idea del parco nazionale, ha ricostruito 300 metri lineari di muretti a secco, alti di media 2-3 metri. Alla base dei vini di De Battè c'è la volontà di un recupero ambientale e paesaggistico e quindi dei vitigni autoctoni ma anche una sfida culturale per la crescita del territorio testimoniata dalle etichette: Harmoge (armonia in latino arcaico), Carlaz (soprannome del grande imprenditore carrarese Carlo Andrea Fabbricotti), Cericò (vino dei Cerri). Il naufragar m'è dolce in questo mare. E in questo vino.