Il giudice legge la sentenza In aula scoppia la maxi rissa

Il giudice aveva appena finito di leggere il dispositivo della sentenza, sette anni per violenza sessuale su una bambina, che è scoppiata la rissa tra i parenti dell'imputato e quelli della vittima. Prima gli insulti, poi i due gruppi si sono gettati gli uni sugli altri, mulinando mani e piedi. Sono dovuti intervenire i carabinieri in servizio al tribunale e quattro equipaggi della questura per riportare la calma. Ma anche tre ambulanze per fare la spola con gli ospedali, dove sette persone si sono fatte ricoverare, mentre un'ottava si è accontentata di una medicazione sul posto.
Finisce dunque in rissa una triste vicenda iniziata il 6 aprile del 2011 con l'arresto di un carabiniere in servizio nel milanese, Maurizio Vitale, accusato di aver molestato per un anno due ragazzine. Fin dal 2010 infatti avrebbe contattato su internet una bambina non ancora adolescente prima inviando immagini pornografiche, poi chiedendole di spogliarsi e farsi vedere in cam. Non solo: avrebbe anche abusato della sua nipotina di 11 anni. Nei primi due gradi l'uomo venne condannato a 9 anni e mezzo: due anni e mezzo per i «giochi» in rete e sette anni per la violenza. La Cassazione ribaltò però la sentenza, assolvendolo dalla tentata pornografia minorile perché «il fatto non sussiste» e da quella di corruzione di minorenni «perché il fatto non è stato contestato», essendo stato riconosciuto solo dai giudici in sentenza.
Ieri pertanto si è celebrato un nuovo processo di secondo grado, concluso comunque con la conferma dei sette anni per le molestie alla nipotina. E al momento della lettura della sentenza in aula è scoppiato il finimondo. Urla, grida, insulti rieccheggiati distintamente in tutto il palazzo di giustizia, poi le spinte e infine lo scontro fisico. Contrapposti due schieramenti: i parenti dell'ex carabiniere e quelli della vittima. A loro volta imparentati tra loro perché Vitale, come detto, è zio della piccola. I due gruppi sono stati separati a fatica solo grazie all'arrivo di quattro equipaggi della polizia, giunti a dar man forte ai carabinieri in quel momento in servizio in tribunale.
A sirene spiegate sono arrivate in via Freguglia anche tre ambulanze inviate dal 118 che si sono prese cure di otto persone. Un signore di 73 anni si è accontentato di venir medicato sul posto, mentre altri sette sono state dirottate in tre ospedali. Al Fatebenefratelli sono finiti due uomini di 22 e 48 anni e due donne di 21 27 anni; al San Paolo un uomo di 53 e una donna di 25; al Policlinico infine una donna di 48 anni. I feriti denunciavano di aver subito pugni e calci ma anche spinte che li avrebbero fatti cadere a terra. Anche se tutti venivano trasporti nei diversi ospedali in codice verde, il più basso livello di allarme. Per il momento non sono partite denunce da parte delle forze dell'ordine, ma senz'altro inizieranno una serie di querele incrociate che faranno proseguire una vicenda che forse avrebbe meritato di essere chiusa al più presto e con il minore clamore possibile.