«Giunta senza idee Il centrodestra parta dai valori di Milano»

Il leader di «Italia Unica» candidato «Serve l'alternativa a questa sinistra»

«Nessuna amministrazione degli ultimi decenni ha lasciato il magazzino dei progetti così vuoto come quella Pisapia. E un bilancio comunale così fragile». Tra un banchetto per raccogliere le firme per l'elezione diretta del sindaco della città metropolitana e un incontro con il comitato inquilini di Chiaravalle, Corrado Passera demolisce il centrosinistra a Milano.

Passera è quindi ufficialmente candidato sindaco.

«Sono da tempo ufficialmente un candidato sindaco».

Per il centrodestra o per il centrosinistra?

«Milano ha assoluto bisogno di creare un'alternativa a questa amministrazione. Basta pensare all'area Expo. Possibile si arrivi alla chiusura senza avere in mente un progetto?».

La cittadella universitaria o quella della ricerca.

«Solo titoli. Con che soldi? Cosa si fa di Città studi? Milano non si governa con i titoli, ma con lo svolgimento: coinvolgendo la città, trovando le risorse».

Perché l'elezione diretta del sindaco metropolitano?

«Oggi progetti e investimenti in infrastrutture, trasporti, ambiente vanno definiti in un bacino di 3,5 milioni di persone».

Pisapia non la pensa così?

«La città metropolitana di Milano è il polmone economico di crescita e innovazione economica più importante del Paese. Potrebbe salvare l'Italia e, invece, è sottovalutata. Anzi gestita quasi con fastidio da questa amministrazione».

Quindi lei si candida per il centrodestra.

«Ci sono temi giusti in assoluto, basta spaccarsi ideologicamente. Superiamo questa amministrazione, ma senza rimanere prigionieri nei giochi dei cartelli elettorali e delle sigle. Io guardo anche all'elettorato oggi di centrosinistra per mancanza di alternativa».

Se lei contesta Pisapia, alla fine offrirà la sua candidatura al centrodestra.

«Io la offro ai cittadini. E mi aspetto che i miei progetti siano naturalmente appoggiati da quei partiti che si definiscono liberali, democratici, amici delle imprese e della famiglia».

Da che progetto si parte?

«Milano deve rimettersi a produrre lavoro. Non c'è famiglia che non sia in difficoltà».

Altro?

«Aumentano gli anziani e non è più una città per anziani. E nemmeno per bambini».

Difficile per troppe coppie permettersi una casa.

«La situazione dell case popolari non è degna di una città europea del XXI secolo. Farò proposte molto forti».

La sicurezza funziona?

«Non corriamo dietro partiti dediti solo alla protesta, come se l'unico guaio fossero i profughi che manda Alfano. Milano ha la forza per occuparsene».

Però sulla sicurezza la Lega vola e anche il Pd la rincorre.

«Chiaro che non si deve transigere sull'esigenza di ordine e legalità. Dal semplice vu cumprà senza permesso di soggiorno fino alla corruzione negli appalti e alla grande criminalità».

Capitolo moschee.

«Ma le pare che il Comune possa dare un'area importante come il Palasharp a un gruppo molto discusso solo sulla base di una maggiore offerta economica?».

E quindi?.

«La libertà di culto è nella Costituzione. Vanno fatte più moschee piccole prendendo ad esempio via Meda e controllando bene chi le finanzia».

Questa amministrazione Pisapia proprio non le piace.

«Si misurano sulle multe che danno e non sui posti di lavoro che fanno nascere. Milano è bassa in tutte le classifiche internazionali: creazione di lavoro, attrattività degli investimenti, start up e innovazione, qualità dell'aria, verde cittadino».

E la politica come sta?

«Nessuno parla di problemi. Lo spettacolo di questi giorni con i possibili sindaci è deprimente. Milano si vanta di essere città universitaria e lo sa quanti campus ha? Nemmeno uno. Lo sta facendo la Bocconi, ma ne servono tre o quattro».

Son tempi grami.

«Ci sono aree dismesse, scali ferroviari, caserme, ma io non vedo nemmeno un progetto. E da quando si parla della Grande Brera? Io ero all'università».

Parteciperebbe alle primarie del centrodestra?

«Non c'è un campo comune: non si può andare da Alfano a Casa Pound, così come a sinistra dai centri sociali ad Alfano, anzi a Verdini. Le coalizioni non hanno forza».

Su cosa potrebbe ritrovarsi il centrodestra?

«Sui valori. Magari proprio quelli di Milano che è orgogliosamente competitiva, ambiziosa, internazionale, solidale, creativa».