Grande Milano, poltrone moltiplicate

Pronta la «Costituzione» da votare in Consiglio. Forza Italia: «Pasticciato valzer di posti con 45 assessori»

Nove consigli municipali, un consiglio comunale, una conferenza e un consiglio metropolitano. E poi ovviamente presidenti di municipio e assessori municipali, sindaco di Milano, sindaco e «assessori» metropolitani. Il dopo Provincia rischia di essere un rompicapo. E soprattutto naviga nei cieli della teoria. Quella sommariamente descritta è la «architettura costituzionale» che si va definendo per effetto della riforma Delrio e dei due statuti, da un lato quello della città metropolitana, dall'altro quello del Comune. Il suo nuovo statuto il Comune lo sta approvando. Di sicuro c'è che fra un anno si voterà direttamente anche il presidente di municipio. E se in futuro accadrà anche con il sindaco metropolitano si vedrà: ora dipende dal Parlamento. Il testo della nuova «Costituzione» di Milano lo ha scritto il consigliere delegato del sindaco, il Pd Andrea Fanzago, e ora va all'esame di zone e commissione decentramento del Comune. Il passaggio al nuovo statuto non è solo burocratico, anzi: l'esistenza di municipi e non più di zone è la condizione che la legge fissa per eleggere direttamente il sindaco metropolitano (ma servirà anche una legge elettorale nazionale). Il tema non è di poco conto. La «Grande Milano», la città metropolitana di 3milioni di milanesi, per ora è guidata (in automatico) dal sindaco del capoluogo Giuliano Pisapia, che però governa su tutto il territorio della ex Provincia pur essendo stato votato solo da un milione e 300mila milanesi. «Serve l'elezione diretta» dicono tutti. Ed ecco il nuovo statuto. Sulla proposta, Forza Italia sospende il giudizio: «Prima è necessario conoscere i regolamenti attuativi e la vera riorganizzazione della macchina comunale, con risorse, personale e tributi» dice il consigliere Marco Bestetti. «È necessario realizzare i municipi entro la fine del mandato, ma devono operare subito in pienezza di funzioni», spiega coi colleghi Antonio Testori e Marco Anguissola, con cui ha studiato il dossier. «Crediamo nel decentramento ma contestiamo il metodo - aggiunge il coordinatore azzurro Giulio Gallera - è assurdo pensare di creare municipalità che non avranno a disposizione alcuno strumento amministrativo. Questo decentramento proposto dalla maggioranza non affronta problemi pratici ma prevede solo la possibilità di nominare ben 45 nuovi assessori per una spesa complessiva di circa 500mila euro in più all'anno. L'ennesimo valzer di poltrone che non produrrà nessun reale beneficio per i cittadini. È l'ennesimo pasticcio targato Pd-Pisapia». «Stiamo disegnando una piccola rivoluzione - replica Fanzago - un'architettura moderna». «Il nuovo statuto riduce il numero dei consiglieri, da 41 a 24, e prevede un vero decentramento, con queste giunte municipali. Il processo di delega d'altra parte lo abbiamo già iniziato, per esempio sul verde. Gli assessori sono 4 (5 col il presidente) e le indennità non sono previste dalla bozza di statuto. Il tema deve ancora essere discusso».