Grassi lascia Di Pietro: «Miope e accentratore»

L'atto di accusa, a leggerlo bene, punta al bersaglio grosso. A quell'Antonio Di Pietro che, lasciata la toga e impegnatosi in politica, lo storico sindacalista dei tassisti Raffaele Grassi aveva seguito con entusiasmo. Tempi passati, perché a nominare Di Pietro sembra proprio di andare a ripescare cose andate, personaggi appartenenti più alla storia che alla cronaca. Eppure l'ex magistrato fino a non molti mesi fa sembrava avere in pugno un po' del destino di questo nostro sventurato Paese. L'ago di una bilancia che non ha smesso di oscillare, facendo però scender bruscamente di sella quel Tonino da Montenero di Bisaccia.
Che oggi, e non è certo la sua sventura peggiore, perde anche il suo rappresentante a Palazzo Marino. Perché con tanto di comunicato ufficiale, ieri Grassi «consigliere comunale di Milano e presidente del gruppo consiliare Italia dei Valori ha formalmente rassegnato le dimissioni dal Partito». A seguire la spiegazione del gesto. «Una scelta ponderata - assicura - le cui motivazioni erano state ampiamente illustrate tempo fa in una lettera al presidente, Antonio Di Pietro». Ed ecco. «Dopo anni impegnati nella militanza e nella più intensa condivisione dei principi che caratterizzavano il Partito di Italia dei Valori, Raffaele Grassi (che mette il partito con la “p” maiuscola e parla in terza persona, ndr) dice no ad una logica miope ed accentratrice che ha, di fatto, tradito il rigore morale da profondere nella gestione della cosa pubblica». Non difficile individuare in queste parole l'identikit ddel padre padrone Di Pietr. «Una logica imprevidente - lo attacca Grassi - che ha disatteso ogni opportunità di amplificarne, in quanto patrimonio comune, i Valori al di là dei meri confini personali, mettendone a repentaglio la loro salvaguardia, e che hanno trovato, purtroppo, conferma nel risultato dell'ultima tornata elettorale a Milano e in Lombardia». Ovvero le ultime elezioni regionali dove Grassi si era regolarmente e speranzoso candidato e dove l'Idv aveva rimediato una sonora batosta. Così come dappertutto. «Gli eletti - scriveva nel suo appello agli elettori - devono dimostrare che si può far politica nell'interesse esclusivo della cittadinanza. Io questo impegno me lo prendo». Ma a non prenderlo erano stati i lombardi. E ora Grassi lascia l'Idv, ma dice che continuerà a fare il consigliere comunale. Per il suo nuovo gruppo, che sarà «Valori per Milano».