Gucci alza il prezzo ed evita lo sfratto

L'«avviso di sfratto» ha veleggiato tra il Comune e Gucci per una decina di giorni. Ma dal quartier generale della griffe è arrivata la risposta che a Palazzo Marino davano praticamente per scontata fin dall'inizio, ossia dall'apertura delle buste per assegnare lo spazio occupato oggi dalla boutique. Il contratto d'affitto scade a fine anno. L'assessore al Demanio Daniela Benelli aveva lanciato a maggio un bando aperto a tutti, inserendo però il diritto di prelazione per il prestigioso inquilino. La settimana scorsa la commissione ha esaminato le due buste sul tavolo. La prima era ovviamente firmata Gucci, con un'offerta economica pari 380mila euro, poco più della base d'asta (fissata a 367.456 euro) per conservare le due vetrine e il bar con dehors. La seconda busta era del gruppo Illy: per aprire un caffè nel Salotto aveva «puntato» ben 540mila euro di affitto all'anno, 160mila euro in più, aggiudicandosi provvisoriamente lo spazio. Ma la clausola «salva-Gucci», come era stata battezzata a maggio, è stata determinante. Il Comune ha formalizzato al marchio la possibilità di usufruire del diritto di prelazione versando tanto quanto il primo classificato, e la riposta è stata positiva.

E potrebbe chiudersi nei prossimi giorni un'altra questione aperta dalla primavera. Otto big della moda hanno partecipato alla gara per lo spazio oggi occupato dall''Istituto Poligrafico dello Stato e dal «Bar Sì». Da Valentino a H&M, il gruppo Kering (che ha tra i suoi marchi Saint Laurent, Gucci e Bottega Veneta), Kiko, Massimo Dutti, Capri srl, Hugo Boss, Salvatore Ferragamo, sono tutti in corsa. Base d'asta: 977.218 euro all'anno. C'è stato un ricorso prima minacciato e poi ritirato dagli inquilini, la commissione ha quindi esaminato i progetti. A giorni aprirà le offerte economiche e decreterà il vincitore.