Guenzati, dopo 250 anni chiude un pezzo di Milano

Fondata al tempo del Ducato, regine e santi fra i clienti la storica casa di tessuti non ha più il contratto d'affitto

Giovanni Masini

Per Milano «il» Guenzati è un punto di riferimento irrinunciabile. Con la sua insegna nera a caratteri d'oro, la ditta di tessuti, maglieria ed accessori anglosassoni è una bandiera del commercio meneghino. Fondata da Giuseppe Guenzati nel 1768, è il più antico negozio ancora in attività in città. Da quasi 250 anni, ogni mattina la bottega alza la saracinesca (o meglio, la claire) all'ombra delle guglie del Duomo, in via Mercanti 21. Di qui sono passati Maria Teresa d'Austria prima e tutte le famiglie dell'aristocrazia poi; i grandi nomi dell'industria, clienti come Luisito Suarez, Tony Renis e Gabriele Salvatores. Dopo due secoli e mezzo di storia, però, questa favola di industriosità tutta milanese rischia di interrompersi: le Assicurazioni Generali, proprietarie del palazzo, hanno annunciato la fine del contratto d'affitto. «Questo negozio, aperto quando ancora esisteva il Ducato di Milano, è un patrimonio dei cittadini spiega amareggiato il titolare, Luigi Ragno In tanti anni siamo sempre rimasti su questa strada, ma la proprietà ha il diritto di fare ciò che vuole. Spiace però che il Comune abbia promesso di interessarsi e poi continui a temporeggiare. Trovare un altro locale così in centro non è facile».

In effetti basta avvicinarsi alla vetrina per rendersi conto che non si tratta di una bottega qualunque. Marchio di fabbrica del Guenzati sono il tartan e il tweed, riprodotti in decine di fogge. All'interno, un banco in legno di noce dell'Ottocento porta incisi i segni dei tempi. Sul piano sono appoggiate le stecche di legno per la misurazione del metro, ancora vidimate dal sigillo con lo stemma sabaudo. Durante la guerra, i soldati americani occuparono il negozio per farne uno spaccio, intagliando due tacche nel legno per misurare le stoffe in iarde. «Da qui passò più volte don Bosco spiega il padre del titolare, Vittorio Ragno Il Santo era amico del primo proprietario e spesso veniva qui a fare spese». Il signor Ragno accarezza con amore gli scaffali: «Io sono entrato come commesso nel 1956, come vuole la tradizione del negozio». In tanti anni di storia, infatti, il negozio non è mai stato venduto: l'attività si è sempre trasmessa di padre in figlio, di generazione in generazione. Quando i Guenzati decisero di passare il testimone, nel 1876, il negozio fu ceduto («ma forse sarebbe meglio dire regalato», bisbiglia il signor Ragno) ai due commessi più meritevoli, Giovanni Battista Tomegno e Luigi Meda. Meda rimase al timone sino al 1913, quando lasciò per motivi di salute. La famiglia Tomegno mantenne la proprietà fino al 1968, quando la ditta passò agli attuali titolari, i Ragno. La «gavetta», qui, ha premiato davvero i più capaci, facendo del Guenzati una delle botteghe più amate dai turisti, ma soprattutto dai milanesi doc. Tanto che, alla notizia della possibile chiusura, si è scatenata una gara di solidarietà. Con la collaborazione del Fondo per l'Ambiente italiano sono già state raccolte quasi 3mila firme per salvare il negozio. E la città che l'intervento del sindaco perché si trovi una soluzione: il Guenzati merita di sopravvivere. All'ombra della Madonnina.