Guerra tra gang cinesi a colpi di machete: un morto e cinque feriti

Commando al «Parenthesis», un morto e 5 feriti Gli investigatori: «Azione mirata e rapidissima».

Gestione dello spaccio, dominio sul territorio, controllo della prostituzione. È uno squarcio su grossi interessi legati in maniera intrinseca tra loro quello aperto dai colpi di machete sferrati con violenza inaudita contro un gruppo di giovani cinesi da una banda di connazionali l’altra notte al club privé «Parenthesis» di via Gargano 15 (zona Ripamonti). Qualcuno deve aver violato qualche importante «regola d’ingaggio» se un commando di una decina di ragazzi, con cappucci calati sul capo e armati fino ai denti di machete e coltelli, ha fatto irruzione nel locale, dov’era in corso una festa di compleanno, intorno all’1.30. E - sotto gli occhi atterriti di una cinquantina di giovani invitati intenti a ballare e a divertirsi, del titolare e dei dipendenti del club - ha cominciato a colpire, con violenza inaudita e grande velocità, sei ragazzi, uccidendone uno e ferendone gravemente altri cinque. Quindi il commando si è dileguato nella notte.
«È stata un’azione molto rapida, durata non più di due-tre minuti, ma anche particolarmente mirata, come lo sono solo le vere spedizioni punitive: insomma, nessuno è stato colpito a caso» spiegano i carabinieri del radiomobile e del nucleo investigativo, ancora impegnati fino alla tarda serata di ieri, insieme ai colleghi della sezione rilievi, a raccogliere indizi ed elementi nel locale.
La vittima si chiama Hu Libin, ha 21 anni, viene da Cuneo, è regolare, ha precedenti per danneggiamento risalenti a molti anni fa e che i carabinieri definiscono «ininfluenti» al fine delle indagini. A ucciderlo i suoi sicari non hanno impiegato molto: dopo aver mirato una volta alle gambe per atterralo e un’altra alla testa per stordirlo, gli hanno sferrato il colpo di grazia con il machete a un fianco dove la lama è penetrata per ben nove centimetri raggiungendo il rene. Il ragazzo è morto sul posto, inutili i tentativi di rianimarlo da parte del 118; i suoi amici (tutti ragazzi dai 19 ai 29 anni) sono stati ricoverati al Policlinico e all’Humanitas: le loro prognosi sono riservate, ma nessuno sembrerebbe correre pericolo di vita.
Di questi giovani delinquenti dagli occhi a mandorla - detti di «seconda generazione» perché perlopiù nati in Cina, ma cresciuti in Italia - si sa ben poco e anche gli inquirenti faticano a sondarne abitudini, umori, movimenti. Si sa che, come i loro padri e come l’intera comunità dagli occhi a mandorla, monetizzano tutto. Rispetto agli adulti, però, sono molto più violenti e non esitano a «lavare» le onte (mancanza di rispetto o un patto non rispettato relativamente a qualche settore illegale) con folli spargimenti di sangue, messi a segno soprattutto con machete, mannaie e coltelli di ogni genere. Regolamenti di conti che nascono e si sviluppano solo ed esclusivamente all’interno della comunità cinese.
Vista la giovane età della vittima e dei feriti gli investigatori sono propensi a far risalire le motivazioni della spedizione punitiva di via Gargano a motivi legati allo spaccio degli stupefacenti. Ma forse è ancora troppo presto per tirare le somme.