«Ha ucciso mio padre, Kabobo doveva finire i suoi giorni in carcere»

Dice quello che, in fondo, pensano tutti. Vent'anni di carcere per tre omicidi sono pochi. Anche se senti le voci, se hai le visioni, se i medici dicono che sei mezzo matto. E in effetti, vent'anni per chi ha ucciso tuo padre e altre due persone innocenti solo perché incrociate per strada sono difficili da accettare. E lo dice senza nemmeno troppa rabbia, Andrea Masini. Il figlio di Ermanno, che fu colpito a morte la mattina dell'11 maggio 2013 nel quartiere Niguarda, è in tribunale. «Personalmente - commenta - ritengo che per tre omicidi 20anni siano niente, però il sistema funziona così. Per me sono insufficienti, Kabobo dovrebbe finire i suoi giorni in carcere». Ma il «sistema», appunto, fa altri calcoli. Vent'anni di reclusione (oltre a 6 di casa di cura e custodia a fine pena) per il ghanese Adam Kabobo li ha chiesti il pm Isidoro Palma, contando lo sconto di pena dovuto alla scelta del rito abbreviato e alla seminfermità mentale attribuita all'imputato.
E paradossalmente, la reazione di Andrea Masini è ben più misurata di quella della politica, che arriva persino a evocare la pena di morte. Lo fa Riccardo De Corato, capogruppo in Regione di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale, ricordando come «in alcuni Stati americani Kabobo sarebbe finito sulla sedia elettrica». «Come al solito - insiste De Corato - ci troviamo di fronte a una richiesta non adeguata rispetto a tre brutali omicidi. Con il sistema giudiziario che ci ritroviamo in Italia, fra attenuanti e buona condotta, rischiamo di ritrovarci questo delinquente libero e indisturbato nelle nostre città nel giro di 13 anni». Durissimo anche il segretario della Lega Matteo Salvini. «Kabobo deve marcire in galera e non deve più vedere la luce del sole da uomo libero». E già che ci siamo dovrebbe farlo «preferibilmente nel suo paese, così almeno non lo manteniamo».
Sarà il giudice ora a stabilire se Kabobo è semi-infermo di mente o completamente pazzo, come sostengono i suoi difensori, che hanno presentato ricorso in Cassazione contro la custodia cautelare in carcere. «Ha visogno di essere curato», spiega l'avvocato Benedetto Ciccarone. La sentenza, ieri, è stata rinviata al 31 marzo. Kabobo, nonostante la presenza degli interpreti, non riusciva infatti a capire quello che le parti dicevano in aula. I familiari delle vittime hanno chiesto un risarcimento - che Kabobo non potrà mai onorare - e lo stesso ha fatto il Comune. Un risarcimento anche solo «simbolico» per Palazzo Marino, che si è costituito parte civile nel procedimento lamentando un «danno all'immagine» causato dalla «violenza» del ghanese, e per esprimere «vicinanza» ai parenti delle tre persone uccise.