«Hanno ucciso un uomo buono»

«No, il mio uomo non ha mai avuto problemi cardiaci: di salute stava bene. Era una persona molto agitata, è vero, ma solo perché amava le cose giuste, non sopportava i soprusi. Quel che le posso dire è che Francesco era una brav'uomo. Con lui se n'è andato un essere umano con un grande cuore. Basti pensare che è morto per lanciare un grido di allarme, per mettere in guardia gli altri da un possibile pericolo. Non so, forse era destino che finisse così».
Parla al telefono dall'obitorio ed è inconsolabile la dominicana Rita, collaboratrice domestica di 60 anni, da 17 compagna di Francesco Tatoli, l'operaio della ditta petrolifera Saras morto mercoledì nel tardo pomeriggio (erano le 17.30) alla stazione della metropolitana «De Angeli» dopo un battibecco con un gruppo di quattro giovani romeni che l'uomo, con ogni probabilità, ha scambiato per dei borseggiatori decisi a rapinarlo. E che invece - secondo la ricostruzione fatta dalla squadra mobile sulla base dei filmati del sottopassaggio della linea 1 che porta in via Trivulzio - non avrebbero nemmeno tentato di aggredirlo. «Forse la vittima ha creduto di riconoscere in quei ragazzi dei borseggiatori che aveva già notato e ha inveito contro di loro a scopo intimidatorio - spiega il dirigente della Mobile Alessandro Giuliano -, ma quel che è successo veramente, a meno che a sorpresa non si presenti un testimone (e finora non è accaduto) non lo sapremo mai».