H&M chiude due negozi Sciopero dei commessi

Serrata degli «store» di San Babila e Buenos Aires L'azienda svedese annuncia 89 licenziamenti

Cristina Bassi

Il mondo dello shopping low cost è in subbuglio e per domani si annuncia un sabato con sciopero dei commessi. La battaglia è quella dei lavoratori di H&M, multinazionale svedese leader dell'abbigliamento fast fashion che a maggio ha annunciato 89 esuberi e la chiusura di quattro negozi di cui due proprio a Milano (gli altri sono a Cremona e Mestre). Così domani tutti i dipendenti dei 150 store italiani del marchio incroceranno le braccia. E davanti allo storico punto vendita di piazza San Babila, uno dei due che spariranno insieme a quello tra Porta Venezia e l'inizio di corso Buenos Aires, alle 12.30 ci sarà un sit-in di protesta. Il flagship di Porta Venezia era aperto da appena sei mesi.

L'accusa dei lavoratori e dei sindacati, in testa Filcams-Cgil Milano e Uiltucs Milano e Lombardia, è che il gruppo voglia applicare il modello «a basso costo» anche ai rapporti di impiego. Senza però avere una motivazione valida, come ad esempio problemi di bilancio. «Riteniamo gravissima e ingiustificata la posizione di H&M - spiega la Camera del lavoro - azienda in continua espansione, che ha in programma diverse aperture e che non è certo in crisi. Solo nel 2016 l'azienda ha chiuso con 756 milioni di ricavi e 16 milioni di utile. Ancor più grave se si considera l'esorbitante utilizzo di lavoratori a chiamata, che sono quasi il 30 per cento dei dipendenti totali dell'azienda e che la stessa continua ad assumere e ricercare nonostante la comunicazione dei licenziamenti». L'obiettivo? «Licenziare i lavoratori con i vecchi contratti per sostituirli con contratti a chiamata anche in vista delle nuove aperture in programma».

E mentre il gruppo svedese avvia la procedura di licenziamento collettivo per 89 persone, ieri la sezione lavoro del Tribunale di Milano ha deciso il reintegro di due dipendenti di Blumarine licenziate a marzo scorso, accogliendo un ricorso della Fisascat-Cisl. Le lavoratrici, commesse e delegate sindacali nella boutique di via della Spiga, avevano perso il posto di lavoro da un giorno all'altro insieme ad altre due colleghe, spiega Ivan Notarnicola del sindacato, «ufficialmente per problemi economici dell'azienda». Allora le 12 colleghe del negozio avevano protestato con un presidio davanti alle vetrine. «Il giudice - continua Notarnicola - ha verificato che Blumarine ha scelto di licenziare proprio queste lavoratrici in quanto delegate sindacali. Sapevamo che c'erano problemi dovuti a un calo delle vendite, ma l'azienda ha sempre rifiutato il confronto per trovare soluzioni. Come ha evidenziato il giudice, l'azienda aveva sostituito le lavoratrici licenziate con personale somministrato, azione illegale e segno che la situazione economica non era poi così critica». Stabilito anche il pagamento della retribuzione maturata dalla data del licenziamento al reintegro. Il procedimento per le altre due dipendenti è ancora in corso.