«Ho fatto rinascere la Galleria un monumento a sette stelle»

Alessandro Rosso racconta l'avventura del primo hotel e ristorazione di lusso nel ventre di Milano. E un museo

Mimmo di Marzio

«Quando ho deciso di aprire un hotel a sette stelle nella Galleria Vittorio Emanuele mi davano del matto. Mi ero quasi scoraggiato quando una sera la Galleria mi ha... parlato e mi ha detto: Alessandro, non rideranno di te ma apprezzeranno me, perchè io sono bellissima». Alessandro Rosso, presidente della Alessandro Rosso Group, guarda orgoglioso le volte appena restaurate del più celebre monumento di Milano attraverso la finestra di una delle 22 suite del suo TownHouse Hotel. «Ricordo ancora quello che mi disse nove anni fa il primo cliente, un turista del Kentucky: prenoto qui perchè ho deciso di dormire nella Storia». E la storia milanese di Alessandro Rosso non è quella banale di un grande imprenditore di catene alberghiere. La rinascita della Galleria, che oggi vive una seconda vita di splendore, deve infatti tantissimo al suo innamoramento per il simbolo della città. Il finanziamento dei restauri in vista di Expo, la creazione del Museo Leonardo 3 (il terzo più visitato di Milano), ma soprattutto il rifacimento e l'apertura della passerella progettata dall'architetto Mengoni che corre sopra la Cupola, sono fatti che vanno aldilà del suo progetto di accomodation di lusso. «In realtà è un fil rouge - dice guardando dall'alto il brulicante viavai dell'Ottagono - perchè tutte le volte che guardavo la Galleria di sera, mi intristiva l'idea che andasse a dormire, che fosse disabitata». Ora di notte è viva e abitata da 58 camere di lusso, ma non solo. Rosso ha totalmente rinnovato una ristorazione che in Galleria era associata solo a vecchi marchi storici, e ha ingaggiato chef stellati che da qui a settembre arriveranno addirittura a sette. Oltre ai due del ristorante privato dell'hotel, altri cinque saranno a disposizione del pubblico nei ristoranti aperti da Rosso: come il «Pavarotti Restaurant» (Luca Marchini), il «Felix Lo Basso restaurant» al quinto piano di piazza Duomo 21 che inaugurerà martedì prossimo, il terrazzato «Duomo21» (Alberto Citterio), l'Ottagono Oyster Bar del Townhouse, «I Dodici Gatti», primo ristorante e pizzeria Dop con vista sui tetti della Galleria.

«La Galleria è un monumento unico al mondo che rispecchia Milano - continua Rosso - perchè già alla metà dell'800 rappresenta uno dei primi progetti davvero internazionali, con la ditta francese Eiffel che costruì una parte del ferro e la finanza della City di Londra che ne permise la realizzazione. Volevo allora che avesse un'alta cucina internazionale e spazi che permettessero di guardare la città da una prospettiva unica, incorniciata dalla bellezza di questo monumento».

Le suite del TownHouse sono invece meta abituale di milionari del pianeta che lasciano in hotel il loro beauty case e in alcuni casi addirittura la cuccia del cane. «La differenza con un cinque stelle lusso è che qui anche uno sceicco deve poter contare su tutti i comfort che avrebbe a casa. Gli chef dormono in hotel pronti a imbandire una cena di gala in qualsiasi momento e l'ospite ha un governante e un maggiordomo personale a disposizione 24 ore». È la ragione per cui Rosso ha deciso di creare la prima Associazione Italiana Maggiordomi presieduta da Elisa Dal Bosco che organizza 5-6 corsi di formazione all'anno. «All'inizio avevo invitato un maestro della Regina d'Inghilterra. Ora abbiamo a disposizione un centinaio di maggiordomi multilingue e di alto profilo culturale che ci contendono da tutto il mondo...».