«Homeless» al verde: rischia lo stop

Il progetto per i senzatetto è stato un successo in fase sperimentale, ma ora si teme che non possa più essere riavviato

Finita la fase sperimentale, il progetto Homeless rischia di afflosciarsi come un soufflé mal riuscito. Eppure gli ingredienti di questa iniziativa senza precedenti - e che il Comune di Roma vorrebbe copiare pari pari - erano ottimi, il bilancio più che positivo, con partner d'eccellenza che si erano spesi con parole e fatti. E che fatti. Ideata da Claudia Buccellati che presiede l'Associazione «per il Policlinico onlus», appoggiata da Giancarlo Cesana al vertice della Fondazione «Irccs Cà Granda Ospedale maggiore Policlinico», sottoposta al prefetto Paolo Francesco Tronca, rivelatosi entusiasta, con la Protezione civile che aveva procurato brande e sacchi a pelo (e alcune tende regalate da privati, ndr ), la soluzione definitiva per sistemare i bivacchi dei senzatetto che storicamente occupavano d'inverno il pronto soccorso, i padiglioni e i sotterranei dell'ospedale di via Francesco Sforza - con i disagi per degenti e personale che si possono immaginare - aveva avuto persino il plauso di monsignor Angelo Scola.

L'arcivescovo, la parrocchia e la Diocesi di Milano avevano concesso alla realizzazione del progetto la chiesa non officiata di via Pace. E tra l'orgoglio di tutti era nato un protocollo d'intesa per la fase sperimentale tra l'Associazione, la Fondazione e l'Api (Associazione poliziotti italiani) i cui appartenenti, naturalmente a pagamento, avrebbero controllato la situazione segnalando le esigenze e garantendo la sicurezza, con una copertura certa.

Un protocollo approvato all'unanimità al punto che anche il Comune aveva offerto due bagni chimici, mentre il parroco del Policlinico, don Giuseppe Scalvini, si era preso spontaneamente l'impegno di procurare per 5 mesi caffè e merendine per la colazione ai venti ospiti fissi, 15 italiani, due uomini dell'Est Europa e 3 marocchini (il più giovane è un 35enne, il più anziano ha 73 anni). Sì, perché se il piano freddo di Palazzo Marino è durato da ottobre a marzo, Homeless, iniziato il 6 febbraio di quest'anno, ha tirato avanti fino a giugno, per ospitare, a partire dalle 19 fino alle 7 del mattino successivo, i clochard stanziali del Policlinico. Poi, però, ha chiuso i battenti, rischiando di non riaprirli più.

«L'obiettivo di togliere i senzatetto che da sempre dormivano nei padiglioni è stato raggiunto con successo, inoltre in questi mesi abbiamo avuto un solo episodio di violenza - spiega assai dispiaciuta Claudia Buccellati che nel progetto ha profuso notevoli sforzi fisici ed economici -. Cesana ha chiesto alle 80 associazioni del Policlinico un piccolo contributo per coprire tutto quello che non riuscivamo a fare io e i privati che hanno contribuIto a darci una mano, ma solo l'Avo (l'Associazione volontari italiani), l'Associazione italiana Copev onlus per la prevenzione dell'epatite virale e l'Aistmar onlus (Associazione italiana per lo studio e la tutela della maternità ad alto rischio) hanno offerto il loro aiuto. L'Associazione per il Policlinico si sobbarca già altre spese - ad esempio, insieme al Comune, quelle per il progetto “Rianimami” - e da sola non può portare avanti il progetto Homeless . Se vogliamo ripartire dobbiamo trovare i fondi ».