I carabinieri bloccano il rave party Cento giovani rinunciano alla festa Cassano d'Adda

Il passaparola viaggia veloce sul web. Soprattutto quando all'orizzonte si profila l'opportuntà di un rave party. Così non c'è voluto molto sabato sera perché un centinaio di giovani tra i 20 e i 30 anni, provenienti dalle province di Lecco, Cremona e Bergamo, invadessero i prati intorno alla zona «Cascine San Pietro» a Cassano d'Adda con l'intenzione di restare a ballare lì tutta la notte. Niente è andato però come da copione. I ragazzi, giunti nell'area intorno alle 21, hanno dovuto rinunciare al megaraduno e tre ore dopo se n'erano già andati a casa senza riuscire a ballare nemmeno per 5 minuti. Nessuna discussione animata, nessuna lite o battibecco con i militari della compagnia locale. I ventenni sono stati tutti identificati, sì, ma con grande tranquillità. Quindi i militari, con quella che loro stessi non hanno esitato a definire una «efficace opera di mediazione» hanno fatto capire ai festaioli che non era cosa: i residenti proprietari dei campi, senza autorizzazione preceduta da regolare preavviso alle autorità di pubblica sicurezza della zona, non avrebbero mai permesso che su quel suolo potessero cominciare le danze. «Ma l'imprevedibilità e l'organizzazione lampo è l'anima dei rave!» ha protestato qualcuno. Senza successo.