I club per i cultori dell'alta fedeltà

Alla Bovisa nasce un loft-store dedicato ai veri amanti dell'ascolto musicale. Ma Milano era la capitale

Simone FinottiSe pensate che per ascoltare le hit del momento bastino e avanzino i-pod e auricolari, forse avete perso il ricordo di un'esperienza da veri audiofili. Non c'è di che farsene una colpa, visto che oggi quello dell'hi-fi è un mercato sempre più di nicchia. Ma non è stato sempre così: Milano fino a un paio di decenni fa era una capitale dell'hi-fi, c'era chi firmava letteralmente cambiali per giradischi Thorens, elettroniche McIntosh, diffusori Klipsch, amplificatori Onkyo o compagnia bella. I negozi più cult assomigliavano a club esclusivi. Come il mitico Hi-Fi Club, aperto nel 1968, ancora attivo come il centralissimo Buscemi Hi-Fi. Insomma la tendenza, nonostante le mille difficoltà, non fa parte del passato. Giusto oggi, in via degli Imbriani, alla Bovisa, in un superloft affacciato su un cortile di murales artistici, apre un nuovo tempio dell'hi-fi cittadino. Dove perfino hit da spiaggia come Bailando di Enrique Iglesias o Roma-Bangkok di Baby K (con tutto il rispetto, non parliamo di Brahms o Beethoven) possono regalare ascolti da brivido. Provare per credere, gli audiofili lo sanno. Specie in estinzione? «Forse ancora no», spiega Bartolomeo Marrone, uno dei nomi storici dell'alta fedeltà milanese, che tiene a battesimo il nuovo store «Architetture sonore e visive»: 200 mq divisi in 4 ambienti in cui si ascoltano gli impianti, si progettano sistemi domotici, si sperimenta l'home theater e si trovano soluzioni per ogni esigenza e tasca. Con tanto di angolo caffè e riviste di 30 anni fa. «Il problema generazionale però c'è: gli ultimi veri audiofili oggi sono sulla cinquantina: l'epoca d'oro è stata nei '70-'80. È allora che mi nacque la passione e iniziai a lavorare all'Hi- Fi Club. Era un circolo di appassionati. Ci si tesserava, si parlava di musica e si scoprivano le ultime novità. Il sabato eravamo presi d'assalto. Fornivamo radio, cantanti, musicisti. Da Battiato alla Nannini a Radio Deejay. Dei 5 o 6 grandi vecchi di quei tempi io, con i miei 48 anni, sono il più giovane».Un bagaglio fatto di ascolti ed esperienze che rischia di andare perduto. Per questo la scommessa oggi è quella di puntare da un lato sulla cultura dell'ascolto dei ragazzi (ottimo che torni in auge il vinile), dall'altro sul servizio, senza limitarsi a vendere il «ferro» come fanno anche i siti di e-commerce. Ma soprattutto integrare il classico hi-fi in un'offerta più complessa che includa home theater e domotica. Ma quanto costa un vero hi-fi? «Già con 1.500 euro si possono fare ottimi lavori. Poi dipende. Ci sono impianti da centinaia di migliaia di euro, ma con molto meno tiri fuori il meglio anche da una musicassetta». Il punto è che per assemblare bene i vari elementi ci vuole uno che ne sappia, altrimenti rischi di buttare quattrini in tanti bei pezzi tra loro incompatibili: come fare una squadra di campioni che litigano nello spogliatoio.