I colori del «milanese» Ho Kan a Villa Reale

L'astrattista cinese che ha vissuto in città dagli anni Cinquanta espone sessanta opere

Marta Calcagno Baldini

Fu costretto a lasciare la Cina per trovare rifugio a Taiwan. Siamo nel 1949 e il protagonista è Ho Kan, artista troppo autonomo per continuare indisturbato il suo lavoro nel paese d'origine. Classe 1932, Kan scappa presto verso la libertà: prima, nel 1953, ripara a Taiwan e si laurea a Taipei. Pochi anni dopo, prende il volo per la Francia e poi arriva a Milano, dove rimane per oltre 50 anni. La Villa Reale di Monza gli dedica la mostra «Ho Kan. Beyond colors and shapes», esposizione in ricordo di quello che è considerato uno dei pionieri dell'astrazione cinese: a cura di Sabine Vazieux, fino al 9 luglio sono esposte 60 opere che illustrano l'intero percorso creativo del maestro, evidentemente troppo attratto e vicino alle nostre avanguardie per sopravvivere nella Repubblica Popolare Cinese (www.villarealedimonza.it).

Dagli anni '50 a oggi, tra quadri e sculture, si percorre tutta la carriera artistica di Ho Kan, che 5 anni fa è tornato a Taiwan: la mostra segue un criterio cronologico per capire la continua attrazione di Kan verso l'arte occidentale e la sua conoscenza di tradizioni e temi orientali cinesi. I primi insegnamenti in pittura gli vengono dal nonno, calligrafo, e tutto il suo linguaggio è influenzato da una profonda conoscenza dell'arte della scrittura cinese. Un astrattismo che parte dalla stenografia, a cui però poi Kan associa colori e tinte rendendo i segni della scrittura cinese ad evocare un mondo onirico e spirituale.

«La spirale, ad esempio, in Cina è il simbolo del cielo: Kan riporta questi segni in tecniche di pittura occidentale. Crea connessioni tra il suo mondo e quello in cui aveva scelto di vivere, Milano. Qui ha trovato la libertà, la Cina era un mondo troppo chiuso». A parlare è Wu Zhao Xiang, da cui è partita l'idea di organizzare la mostra a Villa Reale nel tentativo di creare connessioni e occasioni di conoscenza tra il mondo cinese e quello europeo. Wu, maestro di agopuntura e proprietario del ristorante cinese «Fey Yun Ge» in via Melchiorre Gioia 141 (www.ristorantefeiyunge.com), nel 2015 ha fondato, con Claudia Pozzi «Big Eyes», società che organizza scambi culturali tra Cina e Italia. Prima di questa mostra hanno creato guide turistiche, oltre a concerti e convegni per aiutare i cinesi a capire l'occidente nei dettagli. «Se i cinesi vanno a comprare alta moda non capiscono il concetto che ogni marca ha uno stile: escono e comprano perché la casa di moda è famosa. Copiano, non sanno che dietro a ogni stilista c'è un'idea diversa di bellezza. Nella guida dei marchi di moda a Milano che abbiamo realizzato come Big Eyes spieghiamo le differenze tra stilisti». E continua: «Sono a Milano dal '96, da allora gestisco questo ristorante della famiglia di mia moglie. È stato uno dei primi a Milano». E come Kan unisce l'ispirazione orientale alle tecniche occidentali, oggi Wu Zhao Xiang sforna piatti tipici di Shangai a Milano.