«I comitati di quartiere? Inutili Frenano lo sviluppo della città»

La sveglia suona alle sei e, oplà, undici-chilometri-undici a piedi con partenza da via Pontaccio e con la compagnia dell’IPod. Poi, dalle nove sino alle ventuno al civico 2 di via Marconi. Dodici ore di scrivania e di impegni da lunedì a sabato non solo nel nome e per conto dell’assessorato allo Sport e ai Giovani ma anche nel nome e per conto del sindaco di Milano. Già, Giovanni Terzi è il sindaco d’agosto.
Il primo sindaco d’agosto di Milano in quota a Forza Italia...
«Me l’ha chiesto Letizia Moratti. È un impegno gravoso fatto di incontri e di imprevisti ma è soprattutto l’occasione per dimostrare il peso della classe dirigente di Forza Italia, i quarantenni che hanno un sogno: riprogettare Milano».
Be’, intanto, la sovrintendenza ai Beni Culturali ha stoppato il progetto Portello: quel che resta dell’Alfa Romeo è stato messo sotto vincolo.
«Potevano pensarci prima. Non si può nel bel mezzo di un processo di sviluppo fermare i lavori. Bisogna sempre valutare se i costi e i benefici siano congrui rispetto a un possibile miglioramento. Non lavoriamo per costruire città ideali ma città possibili, guai dimenticarsene».
Avvertenza che riporta a Italo Calvino, alla città possibile e, perché no, ai quarantenni di Forza Italia che nella giunta Moratti hanno un forte peso.
«Penso agli amici Carlo Masseroli, Stefano Pillitteri e Bruno Simini che nella giunta portano le ragioni dei giovani. E che affrontano quest’esperienza amministrativa con l’entusiasmo tipico dei giovani quando vengono coinvolti nella gestione della cosa pubblica. E se questo è possibile, be’ lo si deve anche a chi dentro Forza Italia - come Mariastella Gelmini o Luigi Casero o Maurizio Lupi - e dentro il Comune - come l’ex Signora Provincia, Ombretta Colli - offre sostegno e contributo alla crescita. E, aggiungo, mio riferimento personale Giancarlo Abelli».
Ringraziamenti a parte, entriamo nel concreto e sventriamo il sogno di progettare Milano. Come lo traduce, Giovanni Terzi?
«La Milano che abbiamo e che ho in mente è una città capace di rispondere ai bisogni dei cittadini. Un esempio? Le colonne di San Lorenzo, dove il sindaco Moratti ha messo in pratica quel modello dove la politica risponde ai cittadini e senza intermediari».
Una città, per capirci, che non è più il condominio dell’ex sindaco Gabriele Albertini...
«Ma che conserva di quel modello la capacità di amministrazione buona e giusta. È da lì che si parte per costruire i progetti della giunta Moratti, da Expo 2015 alla fusione Aem-Asm passando per il nuovo piano di governo del territorio».
Aem-Asm che per la sinistra è la svendita del gioiello di famiglia.
«È sbagliato osservare questo progetto con l’occhio grigio dell’ideologia. È un matrimonio,dove come, forse, l’accordo avrebbe potuto riservare condizioni migliori.Ma, diciamocelo con chiarezza, quello stipulato è il migliore possibile per una governance pubblica».
Non la pensano così anche i comitati cittadini, quelli che ogni estate protestano contro i concerti a San Siro...
«...venti giorni di lavoro è costata ai miei uffici l’ultima protesta contro Vasco Rossi. Venti giorni di avant e derrier con la Procura per un’esibizione di quattro ore su due giorni. Che verrebbe da dire? Uccidiamo i comitati di quartiere, pardon dismettiamoli perché non servono: ogni condomino che protesta finisce sui giornali, ferma i lavori e lo sviluppo di una città che guarda al futuro».
Timore che, qualche comare, possa fermare anche i progetti del suo assessorato?
«Se il modello è quello della partecipazione e della condivisione non hanno più motivo di esistere perché la capacità di risposta di quest’amministrazione è, diciamo, peer-to-peer. Sì, quasi personale».
Vuol dire che ogni cittadino può bussare alla porta del sindaco d’agosto?
«Sì, è sempre aperta, dalle 9 alle 21. Provare per credere».