«Contro la crisi sì all’apertura nei giorni festivi»

Sull'appello della Cei a «liberare la domenica» e «santificare le feste», i commercianti sono divisi

Da una parte l'esigenza di «riposare in famiglia e ritrovare una vita a misura d'uomo», seguendo l'invito lanciato due giorni fa dall'arcivescovo Angelo Scola. Dall'altra una crisi che continua a mordere e che, sull'onda delle liberalizzazioni su orari e giorni di apertura, spinge i negozianti a cercare di sfruttare al massimo ogni opportunità per vendere anche un solo prodotto in più.

Sull'appello della Cei a «liberare la domenica» e «santificare le feste», i commercianti sono divisi. Qualcuno dichiara di fare la chiusura domenicale «per stare con la famiglia», come Beniamino Chinello, titolare da 20 anni della Boutique Rita in corso Buenos Aires. Qualcun altro, come Daniela Almandas, che gestisce un'erboristeria nella zona di largo Argentina, sceglie di non aprire soprattutto per valutazioni commerciali. «La domenica gli uffici qui sono chiusi - spiega -, perciò lo scelgo come giorno di riposo. Ma non è detto che chi crede in Dio e tiene aperto di domenica non sia un "buon credente"».

Nonostante le critiche al decreto Monti sulle liberalizzazioni arrivate da Roberto Costa, segretario generale della Confcommercio milanese, una buona parte della «base» dei commercianti milanesi sceglie comunque di lavorare il più possibile. «Sul principio si può essere anche d'accordo - osserva Remo Vaccaro, presidente dell'associazione dei commercianti di via Paolo Sarpi - Io stesso ho una cartoleria in via Bramante e la domenica tengo chiuso. Però se i centri commerciali restano sempre aperti è chiaro che i titolari di piccoli punti vendita si danno da fare come possono».

Più tranchant Gabriel Meghnagi, presidente di Ascobaires, la sigla che raggruppa gli esercenti di corso Buenos Aires: «Con la difficoltà che c'è è meglio che la gente lavori e porti a casa da mangiare: festeggiare la domenica è importante, ma se poi non si hanno i soldi per tirare avanti che senso ha? Senza contare che le vendite della domenica equivalgono più o meno a quelle di due giorni feriali». A spingere per lavorare anche il settimo giorno, racconta Meghnagi, sono gli stessi dipendenti: «Quelli del mio negozio in via Belfiore, che prima era chiuso, mi hanno chiesto di tenere aperto».

Insomma, con la recessione non c'è fede che tenga. Anche spostandosi dalla via del commercio per eccellenza a zone più ricercate la situazione è simile. Rina Ventura, impiegata da anni nella camiceria «Vitali» di corso Vercelli, ricorda: «Fino a qualche anno fa la domenica si stava chiusi, fatta eccezione per il periodo di Natale. Adesso sempre aperti: non tutte le domeniche si vende tantissimo, ma si cerca di prendere quel che si può».

Commenti
Ritratto di centocinque

centocinque

Gio, 06/06/2013 - 08:37

Io penso che la domenica aperta sia un grosso aiuto alle famiglie di quei lavoratori che sacrificano una giornata di riposo per portare a casa qualche soldo in più. Poi ognuno è libero di pensare e comportarsi come crede.

Ritratto di centocinque

centocinque

Gio, 06/06/2013 - 08:37

Io penso che la domenica aperta sia un grosso aiuto alle famiglie di quei lavoratori che sacrificano una giornata di riposo per portare a casa qualche soldo in più. Poi ognuno è libero di pensare e comportarsi come crede.