«I Comuni chiudano i centri abusivi Il piano di Milano? Vedo criticità»

L'assessore regionale: «Chi perde voti italiani li cerca altrove Ma spieghino la predica in arabo e la divisione uomini-donne»

Pietro Foroni, lei è assessore al Territorio di Regione Lombardia, come valuta il caso della preghiera di fine Ramadan ospitata nella sede del Pd di Lodi?

«Sono basito per il fatto che un partito metta a disposizione la sede per la festa di Ramadan. Mi chiedo se il Pd ha fatto delle verifiche e se non ha niente da dire sul fatto che preghino divisi uomini e donne».

Assessore, riconosce il diritto di culto ai musulmani?

«Un conto è il momento della preghiera singola, un conto è farlo nella sede di un partito, che fra l'altro dovrebbe richiamarsi a valori e principi costituzionali, compresa la parità fra uomo e donna. Io riconosco il diritto ma la Costituzione, all'articolo 8, dove cita la conformità all'ordinamento italiano, le intese, ha proprio questa ratio. Questi aspetti devono essere verificati».

In questo caso non lo sono?

«Un conto è il diritto individuale, un conto la comunità come fenomeno sociale. Sono verificati questi principi? Per la religione islamica questa conformità non c'è. Il Pd ha accertato cosa è stato detto nella predica in arabo? Il problema è che gli italiani non li votano più e sembra che siano in giro a trovare nuovi bacini di voto».

Lei è lodigiano. Ha qualche informazione particolare sulla comunità di Lodi?

«Non ho informazioni particolari. So che non si è mai integrata con la realtà cittadina, ha mantenuto una certa distanza».

La legge regionale cosiddetta anti-moschee va bene?

«È un'ottima legge regionale. Ottima ma si ispira alle competenze regionali, urbanistiche. È un'ottima base di partenza per una legge statale, che dovrà affrontare anche altri temi. Le mappature dei finanziamenti, il rispetto dei valori costituzionali, il riconoscimento di storia e cultura italiana».

A Vienna sono state chiuse delle moschee per via dei finanziamenti esteri.

«Quello che è successo mi pare una cosa ordinaria, di buon senso, per quelle realtà dove c'era provenienza di finanziamenti da realtà estere. È ciò che doveva fare l'Italia ed è ciò che intende fare Salvini».

A Vienna si tratta anche di imam e moschee turche. Presenze che si segnalano anche da noi.

«La Turchia sta subendo un processo di islamizzazione che è sotto gli occhi di tutti. Lo Stato italiano deve fare attenzione a quei luoghi di culto. Io parlo di centri, nella gran parte dei casi si tratta di centri».

Il Comune di Milano ha reso noti gli obiettivi del suo piano delle attrezzature religiose. La Regione in che modo interverrà e quando?

«Non in questa fase. In questa fase si apre la Vas. Il pgt sarà adottato, in base alle valutazioni di Milano, da ottobre a novembre. Da lì si apriranno osservazioni e verifiche a livello regionale. Ci sarà un'attenta valutazione sulla applicazione della legge».

In quale sede?

«È una competenza tecnica, dell'assessorato. Si valuta la conformità del pgt rispetto alle norme regionali. Al momento non c'è ancora tutta la documentazione necessaria».

Ma si può dire qualcosa?

«Se lei mi chiede se da una verifica assolutamente sommaria, se possono apparire necessarie ulteriori delucidazioni, non entro nel dettaglio ma dico che in base a un primo esame ho visto alcune criticità, che a tempo debito chiederemo di approfondire».

E per tutti gli altri Comuni? Si è parlato di un centinaio di casi critici segnalati.

«La Regione può sollecitare i Comuni, indicando che il mancato rispetto delle norme può avere conseguenze penali. Quello che emerge è intanto che tanti Comuni non hanno risposto alla mappatura. Neanche Milano, neanche Brescia. E poi emerge che ci sono centri culturali che non sono tali ma luoghi di culto».

Cosa devono fare i sindaci?

«Se si viene a conoscenza di una non-conformità, si deve verificare se è sanabile oppure quei centri devono essere chiusi. Se a casa mia dovessi aprire una finestra in modo non conforme dopo due giorni andrei incontro a sanzioni, denuncia e altro. In questo caso non succede. Ma io non lo capisco questo lassismo».

Li chiamano centri, cioè moschee, «informali».

«Informali? Non c'è una categoria normativa o giurisprudenziale simile. È la foglia di fico del lassismo per non intervenire. O la destinazione è luogo di culto o non sono conformi, quindi è un abuso edilizio in termini giuridici».

AlGia