DENTRO I CORTEI

L’accusa è doppia e arriva dai collettivi universitari, dai militanti del movimento studentesco e da chi fa politica, anche se fuori dalla nomenklatura. È l’anima moderata dell’«Onda» che accusa i partiti di immobilismo, ma soprattutto di mancanza di carisma, tanto da non avere più quasi seguito. «Le giovanili di partito non si muovono per la protesta - si lamentano dai collettivi di Scienze -. Il movimento studentesco è indipendente dai partiti, che hanno sempre meno seguito, e sono pochissimi quelli, tra chi scende in piazza o sale sui tetti, che hanno una tessera in tasca». «I giovani di Rifondazione - le fa eco un collega di università - e la sinistra giovanile (Ds) erano molto forti, ora hanno subito le trasformazioni dei loro partiti e le giovanili si sono svuotate. Nelle federazioni non è stata portata forza e entusiasmo, i ragazzi se ne sono accorti e scelgono il movimento».
È una delle possibili letture dell’«Onda»ta e della ripresa della manifestazioni di questi mesi che, unendo liceali e universitari, sobillati dai centri sociali, è tornato più agguerrito che mai. La politica è lenta, molto più rock la piazza. Ecco allora che la violenza degli ultimi scontri si può in parte spiegare anche così: i partiti che non hanno più presa sugli under 30, fanno sempre più fatica a controllare le frange più oltranziste che agitano manifestazioni e cortei.
A dirlo sono anche i numeri: il Pd milanese conta 320 iscritti tra i 14 e i 29 anni nel 2010. Non molti, tanto che per incrementare il numero, i responsabili chiedono a chi si iscrive ai Giovani democratici di prendere anche la tessera del partito. Che ci sia crisi di vocazione tra i giovani non è un mistero. «C’è molto meno interesse per la politica tra i giovani - commenta Alessandra Gatti, responsabile Università della segreteria provinciale Pd - se infatti i 35enni tornano a interessarsi di politica, così non avviene con i gli under 30, che è come se fossero anestetizzati». Il movimento studentesco sembra però dimostrare il contrario... «Non abbiamo collaborato con la protesta come giovanile ma come gruppo di lavoro sull’università».
Risposte così diverse - quelle date dai responsabili del partito e dai protagonisti del movimento - la dicono lunga sullo scollamento delle due realtà. «Le giovanili di partito non si muovono, non hanno forza e i giovani confluiscono nel movimento», l’accusa dei collettivi, che lamentano anche un certo disagio verso le rappresentanze studentesche. «Gli universitari non si riconoscono nei loro eletti. Fino a 4 anni fa - racconta un esponente - Pd e Sinistra universitaria erano molto più forti». In questo caso il partito fa ammenda: «È vero - ammette Alessandra Gatti -: la rappresentanza universitaria del Pd è in difficoltà, anzi è evidente che sta diventando un problema».
Non se la passano meglio gli altri partiti della sinistra: i Comunisti italiani vantano 50 iscritti under 30 tra Milano e provincia su 500 tesserati totali. Sinistra e Libertà ha 1060 iscritti (è la prima campagna di tesseramento): 453 sotto i 40 anni, di cui 240 sotto i 30 anni sul territorio provinciale. Sono circa un centinaio i giovani di Sel nella città di Milano.
«Sel non ha costituito la giovanile - spiega Anita Pirovano, dell’esecutivo provinciale - perché il nostro è un partito giovane. I giovani partecipano alle Fabbriche di Nichi, tre in città, ai circoli territoriali o ai forum. La portata innovativa di Sel sta nella diversa organizzazione: non ci piaceva ghettizzare i giovani, perché il partito è giovane. Io ho 28 anni per esempio e faccio il dottorato». Nonostante la vicinanza anagrafica, sembra che nemmeno Sel sia molto vicino ai manifestanti: «Nessuno degli animatori della protesta universitaria - accusa un militante - fa parte delle fabbriche di Nichi, che comunque ruotano intorno ai pugliesi trenta-quarantenni».
«Questa è la prima campagna di tesseramento e mi sembra che i dati siano piuttosto buoni - commenta soddisfatto il coordinatore Daniele Farina, ex Rifondazione e storico portavoce del Leoncavallo, che non si stupisce del disinteresse dei giovani per la politica: «In Italia è da sempre così. Per quanto riguarda l’università, credo che l’istituto della rappresentanza venga vista come poco efficace e potente, uno strumento limitato che non ripaga gli studenti degli sforzi».