I danni del decreto dignità E il lavoro crolla del 37 %

Frenata delle richieste per i contratti interinali: è il peggior dato dal 2014. Penalizzati i tecnici

Marta Bravi

Frena bruscamente (-37%) la domanda di lavoro in somministrazione - cioè di lavoro interinale - nel terzo trimestre 2018 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Dopo una fase di espansione che durava da fine 2016, il numero delle richieste a Milano, Monza e Brianza, Lodi torna ai livelli di quattro anni fa (secondo trimestre 2014). È quanto emerge dall'ultima indagine dell'Osservatorio Assolombarda sul trimestre luglio-settembre 2018, realizzata in collaborazione con le Agenzie per il Lavoro della Città Metropolitana di Milano e nelle province di Monza e Brianza e Lodi, che monitora con cadenza trimestrale la domanda di lavoratori interinali da parte dalle imprese. Alla rilevazione partecipano dieci tra le principali agenzie: Adecco Italia, Etjca, Gi Group, In Job, Lavoropiù, Manpower, Men At Work, Quanta Italia, Synergie e Umana. Sono i tecnici a registrare la maggiore variazione negativa (63%): si tratta della contrazione più significativa degli ultimi 5 anni. Un dato particolarmente rilevante data la centralità di questa figura professionale, che ricoprendo un ruolo cardine nei processi produttivi viene considerata come «barometro» del quadro economico.

«Crediamo che il nuovo regime normativo introdotto dal Decreto Dignità finisca per snaturare la vocazione originaria del lavoro in somministrazione, caratterizzato da un proprio sistema di regole che ne garantiva la giusta flessibilità - commenta Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda . Stiamo parlando, infatti, di lavoratori regolarmente assunti, ai quali si applicano tutte le norme legislative e contrattuali del lavoro subordinato nonché le relative tutele previdenziali. Il brusco calo delle richieste può essere spiegato sia con l'oggettiva difficoltà delle aziende a far rientrare le scelte delle organizzazioni nei nuovi limiti di legge sia in una generale diffidenza dovuta alla mancanza di chiarezza delle norme».

La Legge 96/18 prevede che i contratti a termine avviati dal 14 luglio 2018 rispettino il limite temporale di 24 mesi di durata per tutti i rapporti intercorsi con il medesimo datore per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria, invece dei 36 mesi imposti dal Jobs Act. Ancora: un tetto massimo di quattro proroghe nell'arco di 24 mesi, invece delle 5 imposte dal vecchio regime. Al raggiungimento dei 12 mesi il rapporto dev'essere giustificato da apposite esigenze aziendali. Il Decreto, di fatto, assimila il lavoro interinale a quello sul contratto a termine: si introduce un contributo addizionale per ogni rinnovo del contratto interinale così come avviene per i contratti a termine. E un tetto del 30 per cento come massima percentuale di contratti a termine e in somministrazione. A peggiorare il quadro le incertezze interpretative di alcuni passaggi del decreto, che lasciano un certo margine di discrezionalità nel caso di contenzioso.