I disegni che raccontano Michelangelo & C

La fregatura moderna sono messaggini e tweet. Metti di avere un amico dalla mano fine, magari dal genio profondo come Michelangelo. Per sdebitarsi di un invito o dei segni della tua amicizia, oggi, al massimo, digiterebbe un numero e 150 caratteri. Finito. Un tempo invece ti avrebbe mandato un bigliettino. Per questo, in tempi moderni, un mostra bella, colta e raffinata, come quella che ha aperto ieri al Castello sforzesco, rischierebbe di non essere possibile. Si perché, l'idea di questa nuova iniziativa ruota intorno alla Pietà Rondanini e ai suoi nuovi spazi espositivi, ma non si limitata ad aggiungere «Michelangelo a Michelangelo». Bensì mostra un aspetto inedito del maestro della Sistina e racconta la fortuna dei disegni che lui era solito realizzare per gli amici. L'esposizione, promossa e prodotta da Comune, Soprintendenza Castello Sforzesco e Civita, con il contributo di Fondazione Cariplo, è curata da Alessia Alberti, Alessandro Rovetta e Claudio Salsi. Fino al 10 gennaio 2016, «D'après Michelangelo», dalle sale dell'Antico Ospedale Spagnolo, racconta una storia intima e delicata che ricostruisce le amicizie di Michelangelo attraverso un'ottantina di opere. Gli anni sono quelli delle committenze medicee e pontificie. Una parte delle opere proviene dalla Raccolta Bertarelli e dalla Biblioteca Trivulziana e dai Musei Fiorentini, Casa Buonarroti, Galleria dell'Accademia di Venezia. Opere pure da Amsterdam, Budapest, Cracovia, Écouen, Lipsia ecc. L'itinerario si articola in tre sezioni: la prima affronta il nucleo più antico di «fogli d'omaggio» per il gentiluomo fiorentino Gherardo Perini con le «teste divine», tra cui le notissima Furia e Zenobia. In questa prima sezione si trova anche la Cleopatra «di» e per Tommaso Cavalieri. La seconda parte della mostra inquadra i soggetti mitologici che il maestro ideò negli anni Trenta sempre per il giovane Tommaso. Fra questi il Supplizio di Tizio, il Volo di Ganimede e la Caduta di Fetonte. Nella terza parte ecco i disegni per Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, con cui Michelangelo condivise un «comune sentire religioso e spirituale» cui Michelangelo dedica la cosiddetta Madonna del Silenzio. Ancor più nota e imitata è la rappresentazione della Crocifissione in cui, recuperando un artificio medievale, Michelangelo raffigura Cristo vivo sulla croce, in dialogo con il Padre.