I fantasmi di «Tre sorelle» Cechov entra al Parenti

Ironia, cattiveria e barzellette nell'allestimento che alleggerisce il peso del drammaturgo russo

Antonio BozzoGruppo di famiglia in un inferno, si potrebbe chiamare la messinscena che Roberto Rustioni ha tratto da Villa dolorosa di Rebekka Kricheldorf. Ma qui non c'è aria di Luchino Visconti. Lo spirito che aleggia è Anton Cechov, le sue Tre sorelle, con le quali ha giocato la drammaturga tedesca nella scrittura del testo, in replica al Parenti (fino al 24 marzo, Sala 3) nella traduzione di Alessandra Griffoni. A dispetto del titolo, che potrebbe far pensare a fazzoletti da cavar di tasca per asciugare lacrime, Villa dolorosa è molto divertente: tra battute salaci, ironie, cattiverie e persino banali barzellette, affiorano gli inganni della vita. A dir meglio: il fallimento, l'incapacità di guardarsi allo specchio, la forza della consuetudine che impedisce di dare senso compiuto all'esistenza e ai sogni di ognuno.In scena, tre sorelle e un fratello, giovani tedeschi ai quali i genitori (morti in un incidente stradale) hanno lasciato imbarazzanti nomi russi (in omaggio a grandi scrittori, tra i quali Cechov) e una villa che perde i pezzi. Nella magione fatiscente - si immagina ai margini di una città germanica ai tempi nostri - si festeggiano tre compleanni (dai 28 ai 30 anni di Irina) che fanno da detonatore di tensioni. Fa irruzione la verità, mentre saltano i tappi alle bottiglie, si ride, si mangiano patatine, vengono sfasciati orridi regali. Tutti contro tutti: una sorta di (lieto?) massacro che svela di ognuno le omissioni, le aspirazioni segrete, gli amori sfilacciati.Bravissimi gli attori, tra i quali anche Rustioni, che interpreta Georg, l'uomo che conquista Mascha ed è preda della moglie che lo tiene al guinzaglio tentando il suicidio. Le sorelle Irina (Eva Cambiale), Olga (Federica Santoro), Mascha (Emilia Scarpati Fanetti), il fratello Andrej (Gabriele Portoghese), e la simil-borgatara ragazza che ne diventa la moglie e gli mette al mondo un bambino (Janine, l'attrice Carolina Cametti), si muovono con professionale naturalezza in un interno di divani, poltroncine, impianto stereo e cassa di vecchi vinili portati su dalla cantina e fatti suonare. Uno spettacolo senza un filo di noia: non è poco, al giorno d'oggi, quando si scambia la pesantezza per qualità. Secondo Rustioni, le tre sorelle della Kricheldorf sono la reincarnazione di quelle cechoviane. Se intende che come le sorelle maggiori (Cechov scrisse il dramma nel 1900) riescono a comunicarci un tratto di vita reale, infarcita di finzioni come la maggior parte delle vite, ha senz'altro ragione. Lo spettatore viene subito trascinato, da battute e ragionamenti benissimo recitati sotto il naso del pubblico (la Sala 3 è spartana e raccolta), nelle vicende di una famiglia che sta rovesciando come un guanto la propria realtà. Rustioni - già in passato frequentatore di Cechov con ottimi risultati - può dirsi soddisfatto di questa prova, che lo ha portato al grande russo grazie alla mediazione di una drammaturga di livello.