I Grillo boys e il flop annunciato

(...) arrivavano appena sopra e appena sotto il 41%, lo spaesato candidato grillino Gianluca Corrado si fermava al 10,06%: un clamoroso flop. Una figuraccia sulla quale tutti, a cominciare proprio dai tifosi del M5S, inspiegabilmente sorvolarono. E invece soprattutto in questi giorni vale la pena di parlarne. Cos'ha Milano di tanto diverso da Roma e Torino? Forse la nostra città ha molto di diverso da quelle due e da altre città italiane, soprattutto quando si stratta di andare a votare. Per prima cosa, nella sua concretezza non mostra pregiudizi nei confronti di tecnici o di imprenditori. Fa anzi affidamento su candidati che abbiano già in qualche modo dimostrato attitudini e capacità, mentre non si fida affatto di personaggi sottratti in qualche modo all'anonimato. L'onestà per i milanesi è necessaria ma non sufficiente. E l'antipolitica la si mette a tacere scegliendo figure politicamente vergini. Quindi fra Sala a Parisi, fra due tecnici conosciuti e apprezzati ciascuno nel suo mondo, il povero Carneade-Corrado era destinato al flop. D'altra parte è opinione diffusa che in qualsiasi occasione elettorale lo scontro finale debba essere fra Pd e M5S. L'esperienza milanese dimostra il pressapochismo di questa teoria. In altre parole, in che modo Forza Italia e il centrodestra tornano ad essere la vera alternativa al Pd? Facendo come a Milano, dove Silvio Berlusconi ha deciso di contrapporre alla candidatura di Sala a sinistra quella innovativa di Parisi. Se, com'è avvenuto a Torino, ad un uomo pienamente integrato nel sistema come Piero Fassino un centrodestra diviso contrappone candidature marcatamente «politiche», la protesta antisistema ha la meglio. Inoltre proprio l'esperienza di Torino, dove al primo turno Fassino era di 11 punti più avanti della Appendino, dimostra che frange marginali del centrodestra, in balia della disperazione politica possono finire per votare M5S, cosa che non è avvenuta a Milano perché l'elettorato moderato aveva una opportunità credibile. Perciò il cosiddetto «modello Milano» meriterebbe più attenzione e analisi meno affrettate proprio in questi giorni del disastro pentastellato capitolino.

Carlo Maria Lomartire