I marmi di Candoglia estratti da 600 anni per riparare il Duomo

Gli ultimi tagli hanno dato vita al monolite che servirà a ripristinare parti danneggiate

Correva il XIV secolo quando la frazione di Candoglia, un paesino dimenticato tra i monti della Val d'Ossola, diventava un punto di riferimento per Milano. Le cave di marmo rosa, di cui la zona era ricca, sarebbero diventate il serbatoio di produzione del materiale di costruzione per quello che sarebbe diventato il Duomo. Un percorso fluviale, utilizzato attraverso il sistema dei Navigli, fu studiato per portare in città i blocchi calcarei provenienti da quella porzione di terra al confine tra Piemonte e Lombardia. E da allora questa attività - non solo estrattiva - non è mai cessata.

Martedì, con un boato maestoso e vibrante nel cuore dei monti, è stato estratto dalle Cave di Candoglia il terzo dei tre monoliti di marmo rosa, escavati annualmente in primavera, delle dimensioni di 50 metri cubi per un peso di 135 tonnellate. Il fabbisogno annuo di marmo per il Duomo si aggira sui 150 metri cubi e solo il 35-40% verrà poi effettivamente impiegato, risultando la rimanente parte uno sfrido di lavorazione. Anch'essa però viene puntualmente riutilizzata per scopi diversi nell'intento di non creare sprechi.

Quest'anno l'estrazione è stata particolarmente interessante: gli enormi prismi formatisi per la combinazione dei tagli naturali incontrati e di quelli artificiali introdotti, hanno dato forme meravigliose. In particolare, l'ultimo ha regalato uno stupefacente monolite. Dalla concessione perpetua del potestà Gian Galeazzo Visconti, nelle cave di Candoglia si sono avvicendati centinaia, forse migliaia di uomini con storie diverse e destini sorprendenti. Con il loro lavoro, però, tutti hanno contribuito a scrivere un pezzo di storia che prosegue indefesso da più di seicento anni.

E da allora questa operosità consente alla cattedrale di splendere nel cuore della metropoli e andare a sostituire i pezzi ammalorati che il tempo e gli agenti atmosferici logorano, senza renderne possibile un aggiustamento. In buona sostanza, la sostituzione si rivela necessaria e le cave della val d'Ossola si confermano il serbatoio naturale per il ripristino e gli opportuni aggiustamenti.

Tra i vari giacimenti di Candoglia che si incontrano inerpicandosi per i balzi montani, il più attivo resta la «Cava Madre» situata a 610 metri di altitudine dove il materiale disponibile è cospicuo e le condizioni per l'estrazione risultano migliori a causa della minor pendenza e di una larga discesa, ritenuta più sicura della via impiegata per la movimentazione dei blocchi e il trasporto. Già dal 1968 qui furono svolte le prime azioni di armatura, consolidamento e monitoraggio degli spostamenti della roccia, premesse necessarie per lo sviluppo della coltivazione del marmo sia verticale che longitudinale, che ancora oggi ogni anno viene escavato per le attività di restauro del Duomo.