I mille volti di Jannacci Paolo canta papà Enzo per battere la nostalgia

Domani alle 21 gratis a Palazzo Mezzanotte un recital che diventa un salotto tra amici

Di Paolo Jannacci ce n'è più d'uno. Non ci credete? C'è «Paolino», per tutti «figlio di...» un gigante della musica d'autore di nome Enzo, mai sentito parlare?

C'è il pianista-fisarmonicista dalla sorprendente verve giovanilista che si diverte a fare pop'n'roll (talvolta suonato a torso nudo...) nel mega tour dell'estate 2017, e cioè «Comunisti con il rolex» targato J-Ax e Fedez, un'esperienza per lui «esaltante» perché «mai come oggi la musica è senza più confini» e «suonare pop di altissima qualità, come in questo caso, è difficile tanto quanto, se non di più, del jazz».

E c'è anche l'elegante e ironico jazzista (il marchio di fabbrica dei Jannacci) che sembra sempre più a suo agio «nell'esteriorizzare la propria soggettività in musica», un concetto al quale il musicista milanese, classe 1972, tiene molto e con il quale esprime tutta la sua idea di jazz. D'altronde, proprio il jazz è il suo grande amore e la materia prima alla base del suo nuovo album, Hard Playing, nove brani strumentali tra cui un paio di standard («You must believe in spring» di Michel Legrand e «Who can I turn to?»), incisi sì in due giorni a casa sua in viale Romagna, ma con un trio di colleghi che è sempre stato con lui - Stefano Bagnoli (batteria), Marco Ricci (contrabbasso) e Daniele Moretto (tromba) - hanno messo dentro «20 anni di esperienze, di amicizia, intensità, scherzi, arrabbiature e amore». Un disco influenzato e ispirato dall'ascolto di Bill Evans e John Coltrane, quest'ultimo per sua stessa ammissione «un vero proprio gigante», che «ebbe il merito di privilegiare alle strutture la musica e l'essenza artistica di quello che faceva».

L'occasione giusta per apprezzare l'ultima fatica di Jannacci jr. (a proposito, nel disco c'è spazio anche per un dvd con la registrazione video dello spettacolo «In concerto con Enzo», dedicato al padre e alle sue canzoni e con ospiti Paolo Tomelleri e J-Ax), è rappresentata dallo show targato «Midnight Jazz Festival» stasera alle 21 con ingresso libero a Palazzo Mezzanotte. «Inizia come concerto e si finisce come salotto», scherza Paolo Jannacci parlando del suo set live. «Tutto avviene in modo naturale: parto prima io da solo con il pianoforte e cerco di dare il massimo dal punto di vista musicale ed espressivo. Con lo scaldarsi dell'atmosfera diventa sempre più evidente l'amicizia che mi lega ai miei musicisti e quanto siamo riusciti a creare un nostro suono, vitale e sincero, maturato nel tempo», racconta Paolino. Che poi ammette: «Sì, sul palco ci divertiamo molto. E poi diciamola tutta, per noi il concerto è il momento più rilassante. Vuoi mettere le ore di studio passate sullo strumento, i viaggi e l'organizzazione?».

Da qualche tempo il figlio di Enzo si è messo in testa di cantare: «Per dirla tutta, sono sempre stato intonato, ma la voce non era adulta, il timbro non era giusto. Ho studiato un po' e ho cominciato a fare i brani che mi piacevano. È stato a quel punto che Stefano Bagnoli, il mio fratellone, mi ha detto che ascoltarmi gli dava belle sensazioni e gli ricordavo Enzo giovane».

Che cosa prevede il menù del jazzista in versione cantante? «Ci sarà Paolo Conte con Bartali e Fuga all'inglese, un brano che è sempre piaciuto molto anche a papà e che ho studiato molto e fatto mio. Ma anche alcune cose di Enzo, con gli arrangiamenti fatti assieme a lui nell'ultimo periodo, rielaborati solo in minima parte: Musical, Faceva il palo, Io e te, un medley con Mexico e nuvole, E la vita la vita, Ci vuole orecchio, Vengo anch'io. Suonare le canzoni di papà è un antidoto alla sua mancanza. Sento un misto di ricordi, gioia ed emozioni e, in qualche misura, mi riavvicino a un mondo che era di nostra proprietà».