I mini-ritratti dei maestri del NovecentoOltre 1500 opere della collezione Zavattini formato mignon

«Se avessi i soldi non farei altro che comprare quadri». Cesare Zavattini, l'autore di questa frase, era un entusiasta che si perdeva mai d'animo. Così pur non essendo ricco, ma conoscendo tutti i grandi pittori del suo tempo, decise di mettere su una collezione unica, sia pure in formato mignon. In quarant'anni, dal 1941 alla fine degli anni Settanta, ne raccolse quasi 1500, tutte con il formato 8x10 centimetri. Committente esigente e appassionato, una volta stabilito lo standard dimensionale delle opere, lasciava a ogni artista di scegliere il soggetto, la tecnica, la maniera. Nessuno gli disse mai di no. Nel tempo la sua casa romana di via Sant'Angela Merici, si ritrovò tappezzata di minuscole cornici, nature morte, paesaggi, ritratti, autoritratti, quadri astratti.
Nel 1979, per ragioni economiche Zavattini vendette via via questa collezione e ora 152 dipinti di quei 1500, tutti autoritratti acquistati dalla Pinacoteca di Brera, formano l'oggetto di una mostra (Zavattini e i maestri del '900), curata da Marina Gargiulo che riempie la Sala XV del museo di Milano fino all'8 settembre. I nomi esposti sono impressionanti. De Pisis, De Chirico, Campigli, Soffici, Melotti, Guttuso, Rosati, Sironi, Fontana, Afro, Consagra, Severini, Schifano, Vedova, Balla, Savinio, Capogrossi...solo per citarne alcuni.
Ogni dipinto appare come un'opera singola e autonoma, esemplare raro nella produzione del suo autore e allo stesso tempo parte di una seria anch'essa unica nel suo genere, proprio perchè realizzata interamente su commissione e divenuta così parte di una vera e propria collettiva. La mostra è anche un'occasione per ricordare la figura di un intellettuale geniale, che tenne a battesimo scrittori come Guareschi, che fu alla base del Neo-realismo cinematografico di De Sica, che fondò giornali, collaborò a case editrici, scrisse libri di un umorismo surreale e feroce. Cesare Zavattini fu anche pittore in proprio: l'interesse per il pennello fu per lui una folgorazione e insieme un «divertimento» e in fondo tutta la vita di questo geniale outsider della cultura fu all'insegna dell'ironia e del dilettantismo nel senso nobile del termine, il rifiutarsi allo specialismo, chiuso in se stesso e il piacere di scoprire sempre nuove cose.
Per uno che aveva cominciato come istitutore in un collegio di provincia, non si sarebbe potuto immaginare un futuro così ricco e prolifico. La mostra è aperta dalle 8,30 alle 19 da martedì a domenica. Ingresso 10 Euro e ridotto 7 Euro. Pinacoteca di Brera - Via Brera 28 (disabili da via F. Oscuri 2).