I negozianti adottano i poveri del quartiere

L'imminente scadenza natalizia poteva far pensare alla classica buona azione tanto per sentirsi tutti più sereni sotto l'albero ed eliminare qualche senso di colpa abbastanza comune. Marina, Saverio, Marco, Roberta e Samuela (tanto per citare qualche nome) però sono di un'altra pasta. E all'angolo tra via Stoppani e via Maiocchi, tra un caffè e qualche chiacchiera, visto il successone della prova generale del 20 dicembre, ora sono decisi ad aiutare i clochard tutto l'anno. Sì perché i commercianti e i residenti riunitisi su Facebook proprio sotto la sigla «Bar Stoppani» - punto di ritrovo strategico tra la zona Monforte e corso Buenos Aires di queste persone dal cuore d'oro - il mese scorso si sono cimentati in un'esperienza nuova e stimolante. Attraverso un passaparola di negozio in negozio, ma anche di casa in casa (tra loro c'è chi gestisce attività commerciali in zona, ma anche casalinghe) infatti hanno raccolto un po' di denaro. «Ciascuno poteva offrire la cifra che riteneva più opportuna - spiega Saverio Garofalo, 57 anni, titolare insieme alla moglie Marina di un laboratorio ortopedico in via Stoppani -, oppure offrire direttamente beni di conforto. Al resto avremmo pensato noi». Il gruppetto, infatti, ha realizzato sacchettini di cibo e bevande che ha poi distribuito personalmente proprio la sera del 20 dicembre ai senza tetto, ai clochard. Ben attenti ad adocchiare la gente infreddolita e addormentata in punti strategici, come Galleria Buenos Aires, corso Europa o via Ferrante Aporti, quelli del «Bar Stoppani» hanno portato ai meno fortunati, costretti a starsene per strada, un cadeau natalizio comprendente un panino o un tramezzino farcito, una bottiglietta d'acqua, vino o succo di frutta e una fetta di pandoro.
«Quella sera di dicembre, tra le dieci e l'una e mezza di notte, abbiamo aiutato 38 persone, ma contiamo di raggiungerne molte di più in futuro o almeno ci proveremo - spiega ancora Saverio che ieri sera ha incontrato tutti gli amici al Bar Stoppani per decidere il futuro del gruppo -. Si sa, non tutti coloro che vivono in strada sono loquaci e così abbiamo cercato di avvicinarli con il massimo tatto. Ci hanno raccontato storie sbalorditive se si pensa che queste persone sono ridotte a vivere per strada proprio a causa dall'attuale crisi economica».
Ed ecco l'italiano 28enne che “abita“ all'angolo tra via Vittor Pisani e piazza Duca D'Aosta, impiegato in Romania e rimasto all'improvviso senza lavoro, è stato costretto a rientrare in patria dove non ha dove vivere e si arrangia con un maglione e un gilet. Il suo «vicino» è un esodato di 55 anni che ha accettato il sacchetto di viveri chiedendo di lasciargliene uno anche per la moglie, rimasta disoccupata 4 anni prima dell'età pensionabile.
«Abbiamo controllato: sono storie vere - conclude Saverio -. Jennifer, 5 anni, figlia di alcuni amici del gruppo, ci ha accompagnato durante quella nottata in giro per la città e vuole continuare a farlo. Per lei è sicuramente una bella lezione di vita».