I Pm: niente carcere per lo psichiatra-killer

Dopo aver accoltellato la vittima fuggì in Liguria, dove fu arrestato in spiaggia. Secondo l’accusa dovrebbe restare altri 10 anni in una struttura protetta

«Anche se al momento dell'omicidio era incapace di intendere e di volere Arturo Geoffroy è socialmente pericoloso». Con queste motivazioni i pubblici ministeri Gianluca Prisco e Giovanni Narbone hanno chiesto il non luogo a procedere - e l'applicazione della misura di sicurezza con il ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario per un periodo non inferiore ai 10 anni - per l'ex psichiatra quarantanovenne che l’8 agosto di due anni fa uccise il collega Lorenzo Bignamini, 42 anni.
Quel caldissimo pomeriggio estivo, con la città semivuota, il povero Bignamini - marito e padre di due bambine - venne avvicinato dalla Volkswagen Passat guidata da Geoffroy mentre percorreva in bicicletta via Ravenna diretto verso casa, dopo aver lasciato il Centro psicosociale (Cps) di via Barabini, dove lavorava. Accortosi delle cattive intenzioni del suo ex collega e paziente Bignamini abbandonò quindi la bicicletta poi scappò a piedi, ma venne raggiunto da Arturo Geoffroy dopo poche decine di metri, in piazza Angilberto II, e colpito a morte prima con un coltello e poi con il dardo scagliato da una balestra.
Geoffroy, quindi, si diede alla fuga. Venne arrestato due giorni più tardi dai carabinieri in Liguria. L’uomo stava facendo il bagno in mare, davanti a una spiaggia libera di Camogli, in provincia di Genova. I militari hanno aspettato che uscisse dall'acqua, che si allontanasse dal bagnasciuga. Poi, lo hanno affiancato e bloccato.
Adesso l’uomo, detenuto nel manicomio criminale di Aversa, è sotto processo con rito abbreviato davanti al giudice per l'udienza preliminare (gup) Clementina Forleo ed è accusato di omicidio volontario, reato aggravato dal cosiddetto «mezzo insidioso» proprio perchè colpì Lorenzo Bignamini oltre che con un coltello, con il dardo della balestra, modificato apposta dallo stesso Geoffroy per renderlo più pericoloso.
«Avendo considerato l’incapacità di intendere e di volere al momento del fatto dell'imputato, non è possibile contestargli le aggravanti della premeditazione e delle sevizie», ha spiegato Narbone. L'accusa ha tuttavia insistito molto sulla richiesta per Geoffroy del ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario per un periodo non inferiore ai 10 anni.
Prima dell'inizio della discussione il giudice ha raccolto i pareri dei vari periti che, pur in rappresentanza di parti contrapposte, si sono trovati d'accordo nel dichiarare incapace di intendere e volere l'imputato nel momento in cui uccise il collega. Nel corso della prossima udienza, che si svolgerà il 18 ottobre, parleranno i legali di parte civile (nella causa sono costituite moglie e le figlie della vittima) e i difensori. Quindi il gup emetterà la sentenza.