I radical chic benedicono Macao, il grattacielo occupato e tax free

Torre Galfa la notte è diventato un gigante di vetro blu. I «lavoratori dell’arte» e gli autonomi che occupano da quattro giorni il grattacielo di 33 piani tra via Galvani e via Fara domenica sera sono riusciti a riattivare l’elettricità e le hanno dato una luce blu. Organizzatissimo il popolo di «Macao», diviso in sedici gruppi di lavoro. Ci sono gli architetti di giardini e d’interni che progettano le opere per la messa in sicurezza del palazzo vuoto da 15 anni e il restyling del cortile, il pool delle pulizie, l’ufficio stampa, il recupero materiali. L’aria di sgombero non è neanche nell’anticamera per gli okkupanti. Il via vai di supporter e curiosi la sera è non stop: all’ingresso c’è la cassetta dove lasciare un obolo, al pianterreno si fa la fila al bar per birre e drink a buon prezzo, al primo piano le band si alternano nell’«area concerti», le performance sono sul lato opposto. Quasi perfetto, non fosse tutto organizzato nell’illegalità. Zero costi d’affitto e di elettricità. A un locale qualsiasi tocca stampare gli scontrini, si paga la Siae per mettere musica anche ai matrimoni, rispettare le norme di sicurezza, antincendio, sanitarie, il personale dev’essere in regola. Ma «Leoncavallo spa» ha fatto scuola per oltre vent’anni. E il Macao, vista la posizione centralissima e il tam tam, può diventare un business ricchissimo (e tutto tax free) per i «precari dell’arte». É già diventato di moda tra i radical chic. E un contributo arriverà da quei vip che si riconoscono nella categoria, ad aprire la sfilata è stata Daria Bignardi, ci è passata domenica pomeriggio e ha twittato su internet le foto del Macao. Avanti i prossimi.
Alla popolarità (e al business) del palazzo occupato c’è l’assessore alla Cultura Stefano Boeri. L’archistar è volato a New York per impegni istituzionali ma da lì racconta che a Freize Art Feire, una delle più importanti fiere di arte internazionale, incontra amici che conoscono Milano e «mi chiedono tre cose: chi sarà l’Hollande italiano, cosa succede per Expo, se è vero che a Milano hanno occupato un grattacielo. Gli parlo di Macao, delle notizie che ricevo e di quello che potrebbe significare, non solo per Milano». Una benedizione che fa infuriare la capogruppo comunale del Pd. Se l’assessore del centrosinistra vede nel progetto Macao una bella opportunità, Carmela Rozza trova «assolutamente incomprensibile che si possa giustificare un’occupazione senza titolo di qualsivoglia proprietà sia pubblica che privata». Il Comune «è pieno di stabili e edifici pubblici vuoti, che l’amministrazione faccia un programma di assegnazioni attraverso bandi rivolti ad associazioni e organizzazioni culturali, a scopo sociale, culturale e commerciale». Ma «invito la giunta - afferma - a prendere le distanze da questo sistema di occupazioni assolutamente illegali».
Per il consigliere regionale Pdl Romano La Russa «stupisce e preoccupa soprattutto il silenzio del sindaco di fronte alle parole del suo assessore Boeri che giustifica l’occupazione della Torre Galfa mentre sarebbe bene che pensasse a quelle centinaia di famiglie che, rispettando le regole, sono in graduatoria per ottenere una casa popolare e non si sognano nemmeno di violare la legge. E a Milano ci sono decine di associazioni culturali che fanno fatica a svolgere le loro attività ma nonostante tutto pagano regolarmente affitti e bollette. Boeri con la sua “benedizione“ offende i cittadini che rispettano le norme».
Commenti

AIbert1

Mar, 08/05/2012 - 10:13

giornalai meschini. difendete a spada gli elettori (ormai ex) del pdl che da decenni frodano le tasse, urlate contro le tasse ogni giorno e poi non trovate di meglio che criticare un'ottima iniziativa peorpio su questo argomento. sapete benissimo che col tempo le cose rientreranno anche dal punto di vista "fiscale", come il leo insegna se c'e' dialogo si trova la soluzione, ma il rumore dei vostri denti, che digrignano dal nervoso di vedere dei comunisti (ahahah) che ottengono un risultato, vi riempie il cervello e vi impedisce di ammetterlo e.. perchè no.. di partecipare. insulsi!

Alco Minati

Lun, 14/05/2012 - 11:53

"A un locale qualsiasi tocca stampare gli scontrini, si paga la Siae per mettere musica anche ai matrimoni, rispettare le norme di sicurezza, antincendio, sanitarie, il personale dev'essere in regola." Ci sono due opportunità: o la giornalista non è di Milano, o è l'unica giornalista di Milano che non frequenta i locali di Milano.. i quali sono schierati da sempre nella difesa della propria specifica condizione di evasione totale e lavoro in nero.